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i conti che non tornano sull’avvelenamento

ESTERI


Si complica ancora, se possibile, il mistero intorno alla morte di Imane Fadil. Smentita dagli scienziati l’ipotesi del «mix di sostanze radioattive», si continua a seguire la pista dell’avvelenamento. Per tre motivi: la 34enne, teste nei processi sul caso Ruby, riferì proprio questo timore. Presentava sintomi compatibili con la somministrazione di un veleno. E i medici dell’ospedale Humanitas, dove è morta il primo marzo dopo un mese di agonia, hanno effettuato esami in tale direzione.

Il Centro antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia, diretto da Carlo Locatelli, è un’istituzione in…

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