Reddito di cittadinanza? Meglio prestiti a tasso zero per i giovani


Il Reddito di cittadinanza (Rdc) certamente, in molti casi, un provvidenziale sussidio contro la povert. Sarebbe disonesto metterlo in dubbio. Ma nell’intento dei suoi promotori doveva essere ben altro. Un sistema virtuoso di inserimento (o reinserimento) dei cosiddetti occupabili nel mondo del lavoro. Secondo l’Anpal, l’Agenzia per le politiche attive, al 18 dicembre del 2019, risultavano aver trovato un impiego 28 mila 700 persone su una platea di circa un milione di nuclei familiari per oltre 2,3 milioni di individui. Sotto questo aspetto, dunque, il Reddito di cittadinanza si sta rivelando, per il momento, un fallimento. Forse perch gli strumenti sono fragili, i navigator inesperti. A proposito perch chiamarli navigator? Probabilmente gli ideatori intuivano i rischi di un loro precoce annegamento nelle spire della burocrazia. Sono stati buoni profeti. Ma il Reddito, diciamolo con sincerit, anche un formidabile incentivo alla pigrizia e alle attivit in nero. Un banchiere di una Popolare siciliana ha notato un curioso e assai triste fenomeno: la scomparsa improvvisa di tante microaziende. Colpa della crisi? No, i titolari hanno preferito la condizione, pi favorevole, di percettori del Reddito. Ora sar difficile convincere i Cinque Stelle — seppure in rotta in quello che un po’ il loro 8 settembre — a rinunciare alla riforma-simbolo. Anche se le recenti elezioni in Calabria (meno voti ottenuti dei redditi concessi) dovrebbero insegnare loro che la riconoscenza un sentimento sconosciuto in politica. Un Paese serio si porrebbe subito una domanda cruciale su un provvedimento (Reddito o Pensione di cittadinanza) per cui lo Stato prevede di spendere da quest’anno in poi pi di 7 miliardi. Considerarlo un sussidio permanente contro la povert, a fondo perduto, o fare qualcosa per renderlo meno costoso, non penalizzante per le famiglie numerose e, alla fine, pi educativo? Gli strumenti previsti dal Reddito di cittadinanza — l’opinione di Cristina Grieco, assessore della Regione Toscana e delegata a seguire il tema per la Conferenza Stato Regioni — sono ovviamente tutti da affinare e valutare una volta a regime e coordinati meglio con altre misure di politica attiva nel mondo del lavoro, per esempio l’assegno di ricollocazione.

L’esperimento

Grieco ricorda che un provvedimento della giunta toscana, simile al Rdc, con condizionalit pi stringenti, ebbe il risultato non disprezzabile di rioccupare il 60 per cento dei beneficiari del sussidio. A dimostrazione — aggiunge — che i risultati non mancano quando i centri del lavoro funzionano. Grieco tocca un tasto delicato: la condizionalit che, a suo giudizio, dovrebbe essere superiore a quella gi prevista per le eventuali revoche del Reddito. E qui avanziamo una modesta proposta che prende spunto dalla definizione di Credito di cittadinanza coniata da Marco Morganti, responsabile della direzione impact di Intesa Sanpaolo, secondo il quale occorrerebbe incoraggiare il lavoro, anche autonomo, dei primi esclusi, ovvero persone che non sono, con brutto termine, bancabili, avendo fiducia nella loro voglia di fare e di riscattarsi da una condizione che non meritano. Ora molti dei percettori di Rdc sono esclusi per definizione, ma occupabili. In proprio e non solo come lavoratori dipendenti. Che facciamo, li diamo per perduti, degradandoli allo stesso livello dei furbi e dei tanti che hanno trovato conveniente scegliere il nero o offriamo loro qualche chance di lavoro?

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