Infermiera somministra oppiacei per 9 anni alla figlia «per non perderla»


LUCCA – Quella figlia, diventata ormai adolescente, non voleva perderla. E quando la vedeva uscire, anche solo per andare a scuola, temeva di non vederla mai più. E così mamma Gabriella (nome di fantasia), infermiera dell’ospedale San Luca di Lucca, per nove anni avrebbe somministrato alla figlia farmaci a base di oppio, pesanti analgesici e ansiolitici, cannabinoidi e persino morfina. Con il risultato, terribile, di causare a quella ragazza disturbi gravissimi che l’avrebbero persino costretta ad abbandonare gli studi e poi a stare lunghi periodi inferma nel letto.

Le indagini

Così almeno è convinta la procura di Lucca che ha indagato la donna con accuse gravissime: lesioni, maltrattamenti in famiglia ma anche peculato perché si sospetta che i farmaci fossero stati sottratti dalla farmacia dell’ospedale dove la donna lavorava. L’infermiera si è giustificata dicendo che la figlia soffriva sin da ragazzina di fibromialgia e aveva forti dolori muscolari e dunque doveva essere curata e assistita quotidianamente.

Sindrome di Munchausen

Secondo gli investigatori (l’inchiesta è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Lucca) l’infermiera potrebbe essere affetta dalla «sindrome di Münchhausen per procura», un disturbo psicologico che, attraverso millantate e inesistenti malattie del figlio, tenta di averne il controllo assoluto. «Si tratta di una psicopatologia che trova un humus ideale nel clima di protagonismo ed esibizionismo della società mediatica nel quale i figli sono un’espansione del proprio ego», spiega Paolo Fuligni, psicologo e psicoterapeuta. «E si sviluppa anche e soprattutto quando nella famiglia ci sono grosse difficoltà di relazione tra genitori e figlio». Durante la prima udienza, come ha scritto Il Tirreno, i legali della donna hanno chiesto il rito abbreviato.

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