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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 16 Ottobre 2026, 10:15

Amianto nella Marina a Taranto, Difesa condannata: oltre 138mila euro al figlio di un militare

Il Tribunale di Lecce ha riconosciuto la responsabilità del Ministero per l’esposizione di un marinaio morto di mesotelioma nel 2016. Bonanni, presidente ONA: «L’attenzione deve comprendere anche le vittime delle Forze Armate»

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di Giorgio Neri

Il servizio nella Marina Militare, alla base di Taranto e a bordo della nave Sagittario, poi la malattia emersa oltre mezzo secolo dopo l’esposizione all’amianto. Si conclude con un risarcimento di 138.801 euro, oltre interessi, uno dei procedimenti avviati dalla famiglia di un ex militare morto nel novembre 2016 per un mesotelioma pleurico.

Secondo quanto riferisce l’Osservatorio Nazionale Amianto, il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire uno dei figli dell’uomo per la perdita del padre. La sentenza, riferisce l’associazione, è passata in giudicato.

Il militare aveva svolto mansioni di fuochista e motorista navale, lavorando in ambienti nei quali erano presenti materiali contenenti amianto, largamente utilizzati all’epoca negli impianti e nelle strutture delle navi. Un’esposizione risalente agli anni del servizio, le cui conseguenze si sono manifestate a distanza di decenni.

In base alla ricostruzione diffusa dall’ONA, il giudice ha riconosciuto il collegamento tra l’esposizione alle fibre e il mesotelioma, accertando la responsabilità del Ministero per la mancata adozione di adeguate misure di protezione e per l’assenza di informazioni sui rischi ai quali il marinaio era sottoposto.

Il risarcimento riconosciuto riguarda il danno subito da uno dei figli. La vicenda giudiziaria della famiglia prosegue attraverso ulteriori procedimenti, relativi ai diritti degli altri familiari.

Il caso riporta l’attenzione sulle esposizioni avvenute negli ambienti militari e navali di Taranto, accanto a quelle legate alle attività industriali che hanno segnato la storia della città. Al centro della vicenda ci sono le condizioni nelle quali il personale prestava servizio, le tutele adottate e le informazioni ricevute sui materiali con cui entrava in contatto.

Per Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, anche questo capitolo merita maggiore attenzione. L’avvocato sottolinea come il dibattito su Taranto si concentri spesso sulle esposizioni industriali, lasciando in secondo piano quelle che hanno coinvolto il personale della Marina. Secondo Bonanni, numerosi militari hanno operato in ambienti contaminati senza protezioni adeguate e senza conoscere i pericoli per la propria salute.

Da qui la richiesta di un impegno concreto a sostegno delle vittime e dei familiari, anche quando la malattia emerge molti anni dopo la fine del servizio. La decisione del Tribunale di Lecce rappresenta, per la famiglia assistita dall’ONA, un riconoscimento delle responsabilità e del danno subito per una perdita maturata a distanza di oltre mezzo secolo dall’esposizione.

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