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  • Roma - Martedì 29 Settembre 2026

Addio a Umberto Pizzi, il fotoreporter che ha raccontato 60 anni di storia italiana

Si è spento a 89 anni il grande obiettivo della Dolce Vita, del terrorismo, della politica e del "Cafonal".

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Si è spento all'età di 89 anni Umberto Pizzi, tra i più autorevoli e iconici fotoreporter italiani, testimone lucido e instancabile di oltre mezzo secolo di vicende nazionali e internazionali.

Nato a Zagarolo (Rm) nel 1937, Pizzi aveva impugnato per la prima volta la macchina fotografica nel 1968, dando vita a una carriera ultracinquantennale che lascia in eredità un archivio monumentale di circa due milioni di scatti, oggi destinato alla conservazione da parte del Ministero della Cultura.

Il suo percorso professionale ha attraversato le epoche e i linguaggi della cronaca: dagli albori glamour della Dolce Vita romana — durante la quale immortalò divi del calibro di Liz Taylor e Richard Burton — fino ai reportage di guerra realizzati per conto della Fao in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.

Il suo obiettivo fu presente anche nei momenti più bui della Repubblica, consentendogli di essere tra i primi fotografi a giungere in via Fani il 16 marzo 1978, nel giorno del sequestro di Aldo Moro e dell'eccidio della sua scorta.

Pizzi ha documentato le fasi salienti della vita politica del Paese, a partire dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e dai retroscena del potere romano.

Nei primi anni Duemila, dalla collaborazione con Roberto D’Agostino e con il portale Dagospia, nacque la celebre saga di "Cafonal" e "Ultracafonal", un affresco fotografico impietoso e ironico sulla Seconda Repubblica in cui politici di ogni schieramento, cardinali, nobili e personaggi dello spettacolo venivano ritratti senza filtri tra ricevimenti e feste della capitale.

Schivo nei confronti dell'etichetta di paparazzo, rivendicava con orgoglio l'identità di cronista visivo. "Le fotografie a differenza delle parole ti dicono la verità", aveva dichiarato in una recente intervista, definendosi con una spruzzata di amara ironia: "Io sono uno degli ultimi bisonti".

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