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  • Roma - Martedì 22 Settembre 2026

Alfredo Mantica, il coraggio di riportare l’Italia in Somalia

Il ricordo di Andrea Mazzella, direttore Affari internazionali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: «Seppe guardare oltre le paure del presente e intuire che l’Italia non poteva rinunciare alla propria responsabilità nel Corno d’Africa»

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Ci sono uomini delle istituzioni che si ricordano per gli incarichi ricoperti e altri che restano nella memoria per le decisioni che hanno avuto il coraggio di assumere. Alfredo Mantica apparteneva a questa seconda categoria.

Il mio ricordo di lui è legato indissolubilmente alla Somalia e a una stagione particolarmente difficile della politica estera italiana. Erano anni nei quali parlare di un ritorno stabile dell’Italia a Mogadiscio significava confrontarsi con una realtà segnata da una lunga guerra civile, dalla fragilità delle istituzioni e dalla minaccia terroristica di Al-Shabaab.

In quel contesto, scegliere di tornare non era affatto scontato.

Mantica, allora Sottosegretario agli Affari Esteri, aveva però maturato una convinzione precisa: l’Italia non poteva limitarsi a osservare da lontano ciò che accadeva in Somalia. La storia, i rapporti tra i nostri popoli e soprattutto la responsabilità verso il futuro imponevano una presenza politica e diplomatica rinnovata.

Nell'ottobre del 2011 annunciò pubblicamente la decisione italiana di aprire una rappresentanza diplomatica a Mogadiscio. A me venne affidato il compito di rappresentare il Governo italiano presso le autorità somale e di trasformare quella scelta politica in una presenza concreta sul terreno.

Ricordo bene quei giorni. Dietro ogni decisione c'erano valutazioni sulla sicurezza, contatti continui, equilibri delicatissimi e la consapevolezza di operare in uno degli scenari più complessi del mondo. Mogadiscio non consentiva distrazioni. La diplomazia doveva necessariamente uscire dalle stanze tradizionali e misurarsi ogni giorno con una realtà difficile, incontrando le autorità, i rappresentanti delle istituzioni e della società somala e contribuendo al lungo percorso verso la stabilizzazione.

Mantica comprese tutto questo prima di molti altri.

La sua forza fu quella di non considerare la Somalia soltanto attraverso la lente dell'emergenza. Dove altri vedevano quasi esclusivamente terrorismo, pirateria, carestia e instabilità, lui continuava a vedere un Paese con il quale l'Italia aveva un rapporto particolare e al quale occorreva offrire una prospettiva.

Da Roma arrivava una linea politica chiara. Sul terreno avevamo il compito di darle forma, costruendo relazioni, ricucendo rapporti e restituendo credibilità alla presenza italiana.

Non era soltanto diplomazia. Significava sostenere la ricostruzione delle istituzioni, contribuire alla formazione e alla sicurezza, accompagnare la cooperazione e soprattutto ricostruire quella fiducia senza la quale nessun rapporto internazionale può durare.

Negli anni successivi quella presenza sarebbe cresciuta. L'Italia avrebbe rafforzato il proprio sostegno alla Somalia nei settori della sicurezza, della formazione e della cooperazione, fino al pieno ritorno dell'Ambasciata italiana a Mogadiscio.

Per questo, quando penso ad Alfredo Mantica, non ricordo soltanto l'uomo politico o il rappresentante del Governo. Ricordo soprattutto una persona capace di assumersi la responsabilità delle proprie convinzioni.

Aveva compreso che, in politica estera, a volte la scelta apparentemente più prudente può trasformarsi nella scelta più miope. Tornare in Somalia significava certamente accettare dei rischi, ma significava soprattutto non abbandonare un rapporto storico e investire sulla possibilità che quel Paese potesse finalmente ricostruire il proprio futuro.

Oggi l'Ambasciata d'Italia è presente a Mogadiscio e il rapporto tra Italia e Somalia continua a vivere attraverso la diplomazia, la cooperazione, la formazione e molteplici iniziative bilaterali.

Guardando a quella presenza, il pensiero torna inevitabilmente a chi, molti anni fa, ebbe la determinazione di immaginarla quando ancora sembrava difficile persino parlarne.

Alfredo Mantica fu uno di quegli uomini.

Ho avuto il privilegio di condividere con lui una pagina complessa e importante della nostra politica estera. Ne conservo il ricordo di un uomo determinato, appassionato dell'Africa, capace di ascoltare ma anche di decidere.

E soprattutto di un uomo delle istituzioni che sapeva una cosa fondamentale: la diplomazia acquista davvero senso quando, dietro i protocolli e le strategie, ci sono persone disposte ad assumersi la responsabilità di costruire ponti dove per troppo tempo sono rimaste soltanto distanze.

 

Andrea Mazzella
Direttore Affari internazionali
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

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