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- Roma - Giovedì 8 Ottobre 2026
Amianto, dieci anni per ottenere giustizia: riconosciuta la rendita alla vedova di un lavoratore
Il Tribunale di Potenza ha accertato il legame tra l’esposizione professionale e il mesotelioma che nel 2018 ha causato la morte dell’uomo. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, spettano circa 150 mila euro di arretrati e una rendita mensile di circa 1.500 euro.
di Luca Ferrante
Per suo marito aveva cominciato a chiedere il riconoscimento della malattia professionale quando era ancora in vita. Dopo la sua morte, ha continuato quella battaglia, affrontando i dinieghi dell’INAIL e un procedimento giudiziario. Oggi, a dieci anni dalla prima richiesta, una vedova residente nel Potentino vede riconosciuto il diritto alle prestazioni previste per i superstiti delle vittime dell’amianto.
A riferire l’esito della vicenda è l’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha assistito la donna attraverso l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’associazione. La sentenza del Tribunale di Potenza, diventata definitiva, ha accertato l’origine professionale del mesotelioma pleurico che ha portato alla morte del lavoratore nel giugno 2018.
La ricostruzione della sua vita lavorativa attraversa stabilimenti e attività differenti, accomunati dall’esposizione all’amianto. L’uomo aveva lavorato nelle fonderie FIAT di Mirafiori e, successivamente, a Bari come autista, occupandosi del trasporto e della movimentazione di materiali contenenti amianto prodotti dalla Fibronit. Aveva poi svolto la stessa attività presso la cementifera barese S.A.M.I., dove era stato ulteriormente esposto.
Complessivamente, secondo quanto riferito dall’ONA, il Tribunale ha riconosciuto 16 anni e sette mesi di esposizione professionale, accertando il nesso causale tra il contatto con le fibre di amianto e la malattia.
La diagnosi di mesotelioma era arrivata nel 2016. Il lavoratore si era quindi rivolto all’INAIL, chiedendo il riconoscimento della patologia professionale. L’Istituto aveva respinto la domanda, ritenendo insufficiente la documentazione presentata.
Dopo la sua scomparsa, la moglie aveva proseguito il percorso. Anche la successiva richiesta era stata respinta, fino alla decisione, nel 2021, di ricorrere al Tribunale. Durante il processo, testimonianze e accertamenti hanno consentito di ricostruire le attività svolte e l’esposizione subita.
La decisione riconosce alla donna le prestazioni dovute dall’INAIL. Secondo i calcoli dell’Osservatorio Nazionale Amianto, gli arretrati ammontano a circa 150 mila euro, mentre la rendita ai superstiti è di circa 1.500 euro mensili, oltre alle maggiorazioni previste dal Fondo per le vittime dell’amianto.
«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito», dichiara Bonanni. «Una sentenza che restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla sua memoria».
Il presidente dell’ONA richiama anche il peso dell’attesa sulle famiglie: «La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».
Per la vedova si conclude così un percorso cominciato con il marito e proseguito dopo la sua morte. Il riconoscimento delle prestazioni economiche si accompagna all’accertamento di ciò che la famiglia chiedeva fosse riconosciuto: il legame tra il lavoro svolto e la malattia che lo ha ucciso.
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