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- Augusta (Siracusa) - Giovedì 24 Settembre 2026
Amianto nella Marina, 26 giorni dalla diagnosi alla morte: il Tar riconosce il danno degli ultimi giorni - SENTENZA
Domenico Giovanniello aveva 63 anni e quasi trent’anni di servizio alle spalle. Il mesotelioma pleurico gli lasciò meno di un mese di vita. Definitiva la sentenza del Tar Sicilia: il Ministero della Difesa dovrà corrispondere al figlio oltre 70mila euro, oltre rivalutazione e interessi, per i danni maturati dal padre prima della morte e trasmessi all’erede.
di Giorgio Neri
Ventisei giorni possono sembrare un tempo brevissimo. Per Domenico Giovanniello furono invece il tratto finale di una vita, quello trascorso sapendo di essere gravemente malato e con la consapevolezza che il tempo rimasto sarebbe stato poco.
Il 18 febbraio 2013, a 63 anni, arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico. Il 16 marzo Giovanniello morì, a pochi giorni dal suo sessantaquattresimo compleanno.
Alle spalle aveva quasi trent’anni nella Marina Militare, iniziati come sottocapo motorista navale e proseguiti fino al grado di maresciallo. Una lunga carriera trascorsa anche in ambienti nei quali, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, era presente amianto.
A distanza di oltre tredici anni dalla sua morte, diventa definitiva la sentenza del Tar Sicilia, sezione di Catania, che riconosce al figlio Giovanni Giovanniello un risarcimento di 70.192,50 euro, oltre rivalutazione e interessi, per i danni sofferti direttamente dal padre prima della morte e successivamente trasmessi all’erede.
Il provvedimento riconosce il collegamento tra la patologia e il servizio svolto nella Marina Militare. Secondo quanto stabilito dal giudice amministrativo, sono stati accertati il danno subito dal militare e la sua riconducibilità alle mansioni svolte, individuando inoltre nella mancata adozione di adeguate cautele e misure di protezione una violazione colposa dell'obbligo di tutela del lavoratore.
La dipendenza della patologia da causa di servizio era stata peraltro già riconosciuta dal Ministero della Difesa, insieme allo status di equiparato alle Vittime del Dovere.
Ma il passaggio forse più umano della vicenda giudiziaria riguarda proprio quei 26 giorni.
Il Tar ha infatti riconosciuto il danno biologico terminale e il danno morale terminale, definito anche "catastrofale": la sofferenza vissuta dalla persona che, ancora lucida e consapevole, si trova ad affrontare l'approssimarsi della propria morte.
Non soltanto, dunque, la malattia e le sue conseguenze fisiche. Nel riconoscimento entra anche quella dimensione intima e difficilmente misurabile rappresentata dal sapere che la propria vita sta finendo.
Il risarcimento relativo ai danni maturati direttamente in capo a Domenico Giovanniello è stato quantificato in 70.192,50 euro, oltre rivalutazione e interessi, ed è stato riconosciuto al figlio nella sua qualità di erede.
Si tratta di una voce distinta dal risarcimento già ottenuto da Giovanni Giovanniello in sede civile: 235.360 euro per il danno non patrimoniale sofferto personalmente in conseguenza della perdita del padre.
«Questa sentenza restituisce dignità anche alla sofferenza vissuta da Domenico Giovanniello negli ultimi giorni della sua vita», afferma l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto.
Bonanni richiama proprio la brevità e la drammaticità di quel periodo: «Ventisei giorni trascorsi tra la diagnosi di mesotelioma e la morte, nella consapevolezza di un destino ormai segnato. Il Tar ha riconosciuto che quella sofferenza costituisce un danno autonomo e risarcibile, maturato direttamente in capo alla vittima e poi trasmesso all'erede».
Una decisione che chiude un lungo capitolo giudiziario, ma riporta inevitabilmente l'attenzione sulla storia personale che esiste dietro sentenze, cifre e formule giuridiche.
Per Domenico Giovanniello tutto si consumò in meno di un mese: una diagnosi, ventisei giorni e la fine di una vita trascorsa per quasi trent'anni al servizio della Marina.
Per suo figlio, invece, quella storia non si è conclusa il 16 marzo 2013. È proseguita nelle aule giudiziarie fino al riconoscimento definitivo anche di ciò che il padre aveva vissuto e sofferto personalmente nei suoi ultimi giorni.
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