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- Roma - Domenica 4 Ottobre 2026
Arte: In mostra a Roma "La Natura come Casa"
La galleria Emmeotto Arte ospita la mostra "States of Uncertain Domesticities", esplorando il concetto di casa attraverso opere di artisti provenienti da varie parti del mondo, ma residenti nella Città Eterna
La galleria Emmeotto Arte ospita, nelle sue sale, una mostra dal titolo "States of Uncertain Domesticities", che sarebbe un focus su un gruppo di artisti che vivono e lavorano nella città ospitante.
Si tratta di Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci e Luana Perilli.
L'inaugurazione si è tenuta ieri, 3 ottobre 2026, mentre l'apertura al pubblico inizia oggi 4 ottobre 2026 e si protrarrà fino al 27 novembre prossimo, l'entrata è gratuita.
Ciò avviene in contemporanea e in dialogo con la mostra che porta lo stesso titolo al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, progetto internazionale e itinerante che, dopo Berlino e Brno, approda a Roma con un nuovo allestimento dedicato al tema della casa e dell’abitare, affrontato da una prospettiva femminista, politica e sociale.
Curata da Ada Lombardi, docente di storia dell'arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, nonché responsabile del settore arte de L'Altritalia Ambiente, la mostra riflette sul significato contemporaneo dell’abitare in un’epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali e trasformazioni sociali, proponendo un dialogo tra la ricerca artistica contemporanea e il patrimonio culturale romano, incentrato nel sentire la casa come “luogo”.
“La mostra States of Uncertain Domesticities parte dall’archetipo della casa e ne segue le molte trasformazioni. Le opere, pur affrontando aspetti diversi, costruiscono insieme uno scenario che parla del presente e, forse, dei cambiamenti che stanno già prendendo forma” - si legge nel testo del catalogo in mostra, che sarà presentato nel corso del mese di ottobre, della curatrice Ada Lombardi.
“Tra questi, quello della cura. Molte artiste la individuano come elemento fondamentale della casa e come agente identitario” - continua il testo.
“Ma nella società capitalista la cura è ancora marginalizzata, relegata a un’attività invisibile e spesso non riconosciuta”…
“Con la sua installazione 'Frammenti di un discorso d’amore', mostra parti del corpo (mani, cosce, spalla, ecc.) come 'stanze' in cui abitano l’emozione, l’eros e il desiderio. Mente e corpo si fondono, in aperto contrasto con quella concezione meccanica del corpo elaborata da Descartes e Hobbes” - si legge ancora a proposito dell'artista Daniela Monaci, in un capitolo del suddetto Catalogo.
“Roma porta con sé una particolare consapevolezza del rapporto tra natura, memoria e abitare. In una città in cui gli strati del passato sono ancora visibili nella materia stessa dello spazio urbano, la crescente consapevolezza della crisi ecologica produce una forma particolare di eco-ansia” - prosegue il testo.
“Le opere di Primarosa Cesarini Sforza, con i due oli e i due libri d’artista presenti in mostra, rimandano agli affreschi della Domus di Livia e a quelli della Casa del bracciale d’oro a Pompei. La natura appare come uno spazio materno, sicuro e familiare, parte integrante dell’idea stessa di casa e protetto dagli antichi Lari. Questa memoria riaffiora nelle opere di Primarosa come un tempo familiare e felice, lontano dalla sensazione oppressiva e inquietante del presente”.
“La natura come casa è centrale anche nel lavoro di Ines Fontenla. Sulla parete principale della sala, un enorme disegno a matita raffigura un grande albero sotto le cui fronde trovano posto delle sedie. La prima casa dell’umanità erano gli alberi. È inciso nel nostro DNA il senso di appartenenza a questo mondo naturale che ci è padre e madre e da cui discendiamo. Come Odisseo, ne sentiamo la mancanza e aneliamo a un ritorno: al luogo sicuro che ci ha generati” - si legge a proposito dell'artista argentina.
“Anche Luana Perilli sviluppa l’idea della casa naturale. Nella serie Regeneration, già presentata nella sezione del Bilotti, le stampe tratte da libri di entomologia raccontano il mondo delle formiche, la loro capacità di costruire una casa comune, nutrirsi, proteggersi e agire come un unico organismo. Nella galleria questa riflessione prosegue nei suoi preziosi 'nidi' in ceramica, sospesi nello spazio. La galleria diventa così uno spazio reinventato e naturalizzato, attraversato da un’energia che riaffiora dopo secoli di tentativi di geometrizzarla, controllarla e meccanizzarla”.
“Chiude, ma in realtà apre, la mostra Thorsten Kirchhoff, danese che ha scelto Roma come propria casa e unico artista uomo delle due mostre. La sua opera Cistite Intercontinentale affronta con ironia il modo in cui l’identità femminile casalinga è stata trasformata in un’immagine edulcorata e desiderabile. La donna viene rappresentata attraverso la bellezza fisica e il ruolo di 'responsabile della casa', mentre l’opera richiama esplicitamente il celebre lavoro pop di Richard Hamilton, Just what is it that makes today's homes so different, so appealing? del 1956. Le luci elettriche, vere e funzionanti, inserite nel dipinto producono infine un effetto di spaesamento. Ci costringono a chiederci che cosa sia davvero la realtà in cui viviamo: qualcosa di autentico o un complicato sogno? Forse è proprio questa la domanda che la mostra vuole lasciare aperta. Che cosa chiamiamo casa? Un luogo, un corpo, una memoria, una relazione, un sistema di cura? Dalla domus alla casa contemporanea, ciò che cambia non è soltanto lo spazio che abitiamo, ma il modo in cui immaginiamo noi stessi, gli altri e il mondo che ci accoglie”.
Tale mostra vuol mettere in risalto il legame di tali artisti verso l'identità della Città Eterna, che vanta un corredo storico superiore a qualsiasi altra città del mondo.
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