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- La Spezia - Venerdì 9 Ottobre 2026
Arte, La Spezia: al CAMeC prima grande mostra in Italia sugli anni di formazione di Francesco Clemente, oltre 30 opere in esposizione
Dal 10 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il museo spezzino presenta "Francesco Clemente. Opere 1975-1980. Il primato del disegno". L'esposizione inaugura il ciclo triennale "Oltreconfine" ideato da Arturo Galansino e curato da Francesco Guzzetti.
Un viaggio filologico e critico negli anni cruciali dell'affermazione di uno dei grandi protagonisti dell'arte internazionale contemporanea. Dal 10 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, il CAMeC (Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia) ospita la mostra “Francesco Clemente. Opere 1975-1980. Il primato del disegno”, la prima rassegna mai realizzata in Italia interamente focalizzata sul quinquennio fondativo della ricerca dell'artista partenopeo.
L'appuntamento segna l'avvio formale di “Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989”, progetto ideato dal direttore artistico Arturo Galansino e strutturato in una trilogia espositiva curata da Francesco Guzzetti. Il ciclo, pensato per analizzare figure chiave del secondo Novecento italiano tramite nuove prospettive e lavori rari o inediti, proseguià nei prossimi appuntamenti con le monografiche dedicate ad Alighiero Boetti e Salvo.
L'inaugurazione, fissata per sabato 10 ottobre alle ore 17:00, si inserisce inoltre nel quadro delle iniziative della XXII Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.
“Il percorso espositivo dedicato alle opere della formazione di Francesco Clemente è unico nel suo genere: ci permette di entrare più a fondo nella mente di un’artista cosmopolita dallo stile eccentrico e colorato, di grande potenza espressiva”, dichiara il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini. “Le opere di Francesco Clemente hanno segnato la storia dell’arte contemporanea nazionale e internazionale, tra volti enigmatici e sguardi penetranti, ispirandosi a influenze culturali e tradizioni occidentali e orientali. Una mostra che si inserisce nel più ampio percorso di “Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989”, che indagherà sotto una nuova prospettiva le opere di grandi protagonisti dell’arte italiana: oltre a Francesco Clemente, anche Alighiero Boetti e Salvo avranno esposizioni dedicate, che permetteranno al pubblico di scoprire sfaccettature inedite e punti di vista inesplorati dei loro lavori. Il CAMeC consolida così il proprio ruolo di riferimento nell’arte contemporanea, affermandosi come presidio culturale innovativo e ricercato”.
Sulla valenza strategica dell'operazione interviene anche Andrea Corradino, presidente della Fondazione Carispezia: “Con questa mostra, il CAMeC continua il suo percorso di ricerca e valorizzazione dedicato all'arte italiana contemporanea, confermando la volontà di proporre progetti di alto profilo scientifico e culturale. Un percorso che trova ulteriore impulso nel lavoro del nuovo Comitato Scientifico, chiamato a contribuire con competenze e visione al consolidamento del ruolo del museo nel panorama nazionale e internazionale. L'opera di Francesco Clemente offre al pubblico un'occasione preziosa per approfondire una stagione fondamentale della nostra storia artistica attraverso uno sguardo originale e rigoroso. Per Fondazione Carispezia sostenere il CAMeC significa investire in un'istituzione capace di produrre cultura, favorire il dialogo con il territorio e rafforzare il ruolo della Spezia come punto di riferimento per l'arte contemporanea”.
Giacomo Bei, presidente del Comitato di Gestione del CAMeC, evidenzia la crescita strutturale dell'istituzione: “A due anni dalla inaugurazione del suo nuovo corso, il CAMeC è in grado di attrarre qualità e competenze sempre più elevate. Grazie alla Direzione Artistica di Arturo Galansino, direttore generale del principale spazio espositivo italiano (la Fondazione Palazzo Strozzi), e alla straordinaria Curatela di Francesco Guzzetti, il CAMeC compie un ulteriore passo avanti raccontando, con profondità e ingegno, un periodo fondamentale nel percorso di creazione artistica di Francesco Clemente”.
Gli stessi ideatori e curatori del progetto, Arturo Galansino e Francesco Guzzetti, delineano lo spessore scientifico dell'iniziativa: “Con la mostra di Francesco Clemente, intendiamo avviare un percorso che non vuole essere solo il bilancio di una stagione fondamentale dell’arte italiana, ma anche l’occasione per un lavoro scientifico di analisi critica e filologica su vicende meno note dei protagonisti di quel periodo. Le mostre saranno l’occasione per confermare la rilevanza e la ricchezza della proposta culturale del CAMeC, aperta alla comunità cittadina ma anche alla discussione italiana e internazionale intorno allo statuto e all’eredità dell’arte post 1968. In linea con gli obiettivi del neonato comitato scientifico, il CAMeC è per noi il luogo ideale per avviare questo programma di ricerca e di valorizzazione dell’arte contemporanea italiana, in dialogo con l’offerta culturale che andrà articolandosi al museo”.
L'itinerario espositivo raccoglie oltre trenta pezzi tra dipinti, disegni e fotografie, in molti casi mai ricomparsi in pubblico dall'epoca della loro prima realizzazione. I prestiti provengono da importanti patrimoni privati e collezioni istituzionali quali la Collezione Maramotti di Reggio Emilia e la Collezione Luigi e Peppino Agrati – Intesa Sanpaolo. A completare il percorso vi è una selezione fotografica documentaria curata in collaborazione con archivi e autori, contenente scatti che ritraggono l'artista a partire da un celebre ritratto firmato da Elisabetta Catalano nel 1976 fino ad immagini che lo riprendono durante la lavorazione a Chennai, in India, e nello studio newyorkese di SoHo, frequentato a partire dal 1981.
Nato a Napoli nel 1952 e figura chiave della Transavanguardia italiana, Clemente ha anticipato il ritorno internazionale alla pittura e alla figurazione a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Caratterizzato da una cifra stilistica cosmopolita e nomade, ha vissuto a Roma negli anni Settanta per poi stabilirsi a New York nel decennio successivo, affiancando alle tappe occidentali lunghi e regolari soggiorni in India, fonte di un continuo e profondo fascino per le filosofie e le spiritualità orientali.
La mostra analizza proprio gli anni compresi tra il 1975 e il 1980, fase di intensa sperimentazione in cui l'artista, pur condividendo con Arte Povera e Arte Concettuale la critica alle istituzioni del tempo, prende gradualmente le distanze dalle correnti egemoni per affermare il primato della soggettività, della memoria, dell'immaginazione e del nomadismo visivo. Attraverso continui rimandi allo Zen e alla teosofia appresi nei viaggi indiani, la sua pratica integra riferimenti culturali eterogenei e transculturali.
Dal punto di vista tecnico, l'allestimento mostra l'evoluzione dell'artista dal primo utilizzo della fotografia verso il disegno e la pittura. Se nel 1975 alla Galleria Sperone di Roma espose sequenze fotografiche dedicate alla guida spirituale R.P. Kaushik (tra cui le serie Tè, restaurate per l'occasione al CAMeC, e Le pazienze), già nel 1976 con La casetta morale e Pitture barbare la fotografia iniziò ad affiancarsi al disegno e all'assemblaggio di oggetti per fondere cultura alta e popolare, frammenti intimi e visioni spirituali.
Tra il 1977 e il 1978 la matita, il pastello, l'acquerello, la tempera e l'inchiostro diventarono il mezzo d'elezione dell'artista, ben visibile nella serie degli Emblemi, dove il tema del doppio e dell'identità si sviluppa attraverso coppie di segni speculari. Il disegno si è rivelato così la tecnica ideale per esprimere una ricerca corporea, interiore e priva di una narrazione univoca. Il percorso culmina sul finire del decennio con i monumentali autoritratti a inchiostro del 1979 e con i primi oli su tela e affreschi del 1980, anno della sua prima personale a New York e della storica partecipazione alla Biennale di Venezia. Alcune opere realizzate dopo il 1980 chiudono la mostra, evidenziando la persistenza e l'evoluzione nel tempo delle intuizioni maturate in quella stagione fondamentale.
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