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- Roma - Sabato 3 Ottobre 2026
Artigianato, CNA Calabria: «Crescere non significa perdere la propria identità»
Il presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari, sostiene il riordino della legge quadro e interviene nel confronto con CGIL e Unindustria Calabria: «Custodire l’identità e liberare la crescita».
di Stefano Orlandi
Un’impresa artigiana può assumere, investire in tecnologie avanzate e conquistare mercati internazionali conservando il patrimonio di competenze che la distingue. È questo il principio al centro dell’intervento del presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari, nel dibattito sulla riforma della legge quadro sull’artigianato e sulle osservazioni avanzate da CGIL nazionale e Piccola Industria di Unindustria Calabria.
Per Cugliari, il riordino deve rispondere alle trasformazioni di un settore ancora disciplinato da una normativa nata nel 1985. «Ci sono momenti nei quali una riforma non serve semplicemente a cambiare una norma, ma a riconoscere che è cambiato il mondo», afferma il presidente. In oltre quarant’anni sono cambiati mercati, tecnologie, organizzazione del lavoro e modelli produttivi, mentre la competizione ha assunto una dimensione sempre più internazionale.
Una trasformazione che, secondo CNA Calabria, rende necessario aggiornare anche il rapporto tra dimensione aziendale e riconoscimento dell’identità artigiana.
«Oggi un’impresa artigiana può progettare in Italia, utilizzare macchinari digitali e robotizzati, lavorare materiali diversi, collaborare con progettisti internazionali, esportare dall’Europa agli Stati Uniti, dal Medio Oriente all’Asia e continuare ad esaltare il sapere dell’uomo. Questa non è la fine dell’artigianato. È l’artigianato contemporaneo».
La Confederazione calabrese esprime apprezzamento per la posizione manifestata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante le celebrazioni degli ottant’anni della CNA. Consentire alle aziende di crescere senza perdere automaticamente la propria qualifica, sostiene Cugliari, significa affrontare una questione che il sistema produttivo italiano non può più rinviare.
«Artigiano non è sinonimo di piccolo», sottolinea. «L’artigianalità è un modo di produrre, una cultura dell’impresa, un patrimonio di competenze, conoscenza dei materiali, capacità di personalizzazione e qualità del lavoro».
In questa prospettiva, l’innovazione tecnologica può rafforzare il sapere artigiano e renderlo più competitivo. Anche l’aumento dell’occupazione, osserva il presidente, dovrebbe essere considerato un risultato da sostenere: «Se un’impresa passa da dieci a venti, trenta o più collaboratori perché conquista nuovi mercati, investe e crea occupazione, abbiamo raggiunto un risultato che il Paese dovrebbe favorire, non temere».
Il tema assume un rilievo particolare per l’economia calabrese, dove la crescita delle imprese rappresenta, nell’analisi della CNA, una condizione essenziale per rafforzare il tessuto produttivo.
«La Calabria ha bisogno di imprese che crescono. Non possiamo chiedere alle imprese calabresi di crescere e costruire un sistema che consideri quella crescita come una perdita della loro identità», afferma Cugliari. L’obiettivo è creare le condizioni perché le piccole realtà possano strutturarsi, assumere personale, investire ed esportare.
«La sfida dei prossimi anni non sarà difendere la piccola dimensione. Sarà difendere il sapere artigiano permettendogli di raggiungere una dimensione nuova». Per il presidente, la riforma dovrebbe permettere alle imprese di diventare più forti salvaguardandone storia e competenze: «Custodire l’identità e liberare la crescita».
Il confronto con i sindacati
Cugliari interviene anche sulla richiesta di confronto avanzata dalla CGIL nazionale, ricordando che un’interlocuzione è già stata avviata. Secondo quanto riferisce il presidente, il 6 maggio CNA, Confartigianato, Casartigiani e CLAAI hanno incontrato CGIL, CISL e UIL, affrontando proprio la riforma della legge quadro, insieme a dumping contrattuale, rappresentanza e bilateralità.
«Il confronto è necessario, fermare la riforma è un’altra cosa», dichiara. Un arresto del percorso, nella sua valutazione, significherebbe continuare a regolare l’artigianato del futuro attraverso una legge concepita oltre quarant’anni fa. «Su questo CNA è pronta al confronto con tutti».
Il nodo degli addetti e il rapporto con l’industria
Quanto alle preoccupazioni della Piccola Industria di Unindustria Calabria, Cugliari chiede che il dibattito sui limiti occupazionali si fondi sui contenuti effettivi della proposta.
«Quando viene indicata la soglia dei 49 addetti come se rappresentasse indistintamente il nuovo limite generalizzato dell’impresa artigiana, sarebbe utile chiarire a quale testo definitivo della riforma ci si riferisca».
Il confronto tra le rappresentanze imprenditoriali, osserva, deve contribuire a costruire regole migliori, evitando che la discussione si concentri su interpretazioni della riforma anziché sul suo contenuto.
«Industria e artigianato non sono nemici. In Calabria, soprattutto, non possiamo permetterci una guerra tra dimensioni d’impresa», conclude Cugliari. «Abbiamo bisogno di un sistema produttivo più forte nel quale microimprese, artigiani, piccole industrie e imprese strutturate possano crescere e collaborare».
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