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- Roma - Venerdì 2 Ottobre 2026
Asili nido, costi alle stelle e disparità record: a Belluno le rette valgono quasi dieci volte quelle di Mantova
Uno studio della Uil analizza la spesa per i servizi della prima infanzia: la media nazionale va dai 296 euro per la fascia Isee più bassa ai 416 per i redditi intermedi. Il segretario confederale Biondo chiede investimenti strutturali contro la carenza di posti.
Il costo per la frequenza di un asilo nido varia in modo drastico lungo la penisola, generando forti squilibri economici per i bilanci familiari a seconda del comune di residenza.
In Italia le famiglie con un valore Isee contenuto entro i 15mila euro sostengono una spesa media mensile di 296 euro per ciascun figlio, ma la forbice territoriale oscilla dai soli 60 euro richiesti a Mantova fino ai 553 euro necessari a Belluno.
Salendo alla fascia di reddito con Isee fino a 25mila euro, l'esborso medio mensile sale a 416 euro, registrando punte che superano la soglia dei 640 euro in diverse località.
A scattare la fotografia delle disuguaglianze economiche e della marcata carenza di posti è un report curato dal centro studi della Uil.
L'analisi mostra divari marcati fin dai nuclei con disponibilità economica più ridotta. Per i redditi entro i 15mila euro, dietro il capoluogo virgiliano si posizionano Catanzaro con 80 euro mensili e Ragusa con 110 euro, mentre sul versante opposto figurano Prato con 504 euro e Biella con 491 euro, subito dopo la vetta raggiunta da Belluno.
Per la fascia Isee fino a 25mila euro le città più accessibili restano Catanzaro a 100 euro mensili, Mantova a 102 euro e Ragusa a 170 euro, laddove i costi più elevati si rilevano ad Udine con 645 euro a bambino, Sondrio con 641 euro e Pistoia con 640 euro.
Nelle principali metropoli i valori si stabilizzano su cifre intermedie: a Roma si pagano 155 euro per la prima fascia e 308 per la seconda, a Milano la retta è fissata a 316 euro indipendentemente dai due scaglioni considerati, mentre a Napoli la spesa ammonta rispettivamente a 272 euro e 426 euro.
Oltre all'impatto economico delle rette, lo studio mette in luce la disparità nella reale disponibilità di strutture sul territorio. Come evidenzia l'organizzazione sindacale, "il costo dei servizi per la prima infanzia continua a rappresentare una voce significativa per molte famiglie, con delle evidenti disparità territoriali che si aggiungono a quelle già esistenti nella disponibilità e nell'accessibilità dei servizi".
L'importanza di tali prestazioni viene rimarcata dal segretario confederale della Uil, Santo Biondo, che pone l'accento sul valore sociale ed economico dell'offerta: "È necessario mantenere alta l'attenzione sui servizi educativi per la prima infanzia perché incidono sulle opportunità di crescita delle bambine e dei bambini e sul contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita. Allo stesso tempo, rappresentano una condizione importante per sostenere sia la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro sia l'occupazione femminile".
Il sindacato individua nell'incompiutezza degli obiettivi del PNRR uno dei nodi irrisolti della rete assistenziale. "Gli investimenti previsti dal Piano potevano imprimere una svolta strutturale all'offerta dei servizi educativi per la prima infanzia. Ma, purtroppo, non c'è stata: accanto a regioni che hanno raggiunto o superato l'obiettivo di garantire 33 posti disponibili ogni 100 bambini tra i 0 e i 2 anni, ve ne sono altre che restano molto lontane da questa soglia", puntualizza Biondo.
In merito alle misure di rimborso, il dirigente sindacale conclude ravvisando la necessità di incrementare la recettività reale della rete: "Gli interventi di sostegno economico alle famiglie possono certamente contribuire a ridurre il peso delle rette, ma non possono sostituire un posto che non c'è. Pertanto, nei territori in cui l'offerta resta insufficiente, il sostegno alla domanda deve accompagnarsi a un investimento strutturale capace di aumentare la disponibilità dei servizi".
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