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  • Lecco - Lunedì 5 Ottobre 2026

Baby Gang resta in carcere, il gip di Lecco: "Una rete internazionale gli ha permesso di andare in Iraq"

Il tribunale respinge la richiesta di domiciliari in comunità terapeutica per il trapper venticinquenne. Per il giudice ha sviluppato "una pericolosità che connota la sua figura artistica", mentre la difesa presenta ricorso al Riesame.

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Zaccaria Mouhib, in arte Baby Gang, resta recluso nel carcere di Lecco. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto l'istanza presentata dai legali del venticinquenne trapper, che sollecitavano l'attenuazione della misura con il trasferimento ai domiciliari in una comunità terapeutica dotato di braccialetto elettronico, giudicando sussistenti "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza".

Nell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere, il magistrato traccia un profilo netto dell'artista, definendolo "inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale" capace in passato "di farlo approdare in Iraq" per "sparare con bazooka e altre armi da guerra".

Nel provvedimento, il giudice sottolinea come il giovane abbia sviluppato "una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale", facendone "vanto" e riuscendo a "influenzare" una "cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto" per "supportarlo e proteggerlo", fino al punto che per lui "combatterebbero fino alla morte".

Per il gip, inoltre, Mouhib farebbe parte di "reti criminali di vasta scala", dimostrandosi violento, "completamente inaffidabile" e capace di condizionare gli appartenenti al "suo gruppo Npt" per spingerli a "inquinare le prove", "addossarsi anche responsabilità penali pur di tutelarlo" o nascondere "armi".

La vicenda giudiziaria si inserisce nel quadro dell'arresto scattato lo scorso 17 marzo nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Lecco per detenzione illegale di armi e maltrattamenti in famiglia ai danni dell'ex fidanzata.

Dalle intercettazioni del luglio 2025, in particolare, era emerso che il trapper, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale, sarebbe riuscito "di nascosto ad arrivare in Iraq" dove ha realizzato "un video coi bazooka, coi mitra, coi kalashnikov".

Di segno opposto la posizione della difesa, che ha già impugnato la decisione proponendo ricorso al Tribunale del Riesame di Milano. Il legale del cantante evidenzia come nel provvedimento "non viene individuato alcun componente della pretesa rete" internazionale, precisando che il giovane "si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale, nell'ambito di quel percorso artistico che, in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive". La difesa precisa inoltre che era stata la "stessa casa di produzione a prendere preventivamente gli accordi necessari affinché" l'artista "fosse ospitato e assistito da appartenenti all'esercito locale durante la realizzazione delle riprese". 

I legali rimarcano infine che l'ordinanza "reitera argomentazioni inerenti a episodi passati" senza considerare la "doppia diagnosi" di "disturbo psichiatrico" e "abuso di stupefacenti" e le "fragilità personali" del venticinquenne, laddove la documentazione medica "dà conto della sua disponibilità a intraprendere una revisione critica dei propri comportamenti e ad accettare i propri trascorsi di devianza" attraverso un percorso terapeutico esterno alla struttura carceraria.

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