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  • Roma - Venerdì 25 Settembre 2026

Bill Gates alza il velo sui rischi dell'intelligenza artificiale: "Sfida senza precedenti, i governi non stanno facendo abbastanza"

In un'intervista ad Avvenire il fondatore di Microsoft analizza l'impatto su lavoro, etica e politica: "Mossa più dirompente del pc e di internet, non si adatterà da sola".

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L'intelligenza artificiale rappresenta una sfida epocale senza precedenti, ma i governi, le industrie e la società civile si stanno dimostrando impreparati ad affrontarla.

A lanciare l'allarme è Bill Gates nel corso di un'intervista rilasciata al quotidiano Avvenire, nella quale il fondatore di Microsoft mette in guardia contro l'illusione di poter trattare l'AI alla stregua delle precedenti rivoluzioni tecnologiche.

“È una grossa sfida, perché non abbiamo mai affrontato nulla come l’Ia”, evidenzia Gates, criticando l'atteggiamento di chi confida in un auto-riallineamento del sistema economico dopo un fisiologico periodo di assestamento. “Ma non è così”. La nuova tecnologia, sostiene il filantropo, si rivela “assai più dirompente di qualsiasi tecnologia emersa finora” arrivando ad eguagliare o superare la cognizione umana, configurandosi come “un test inaudito per l’umanità”.

Ciononostante, la soluzione non risiede nel blocco della ricerca. Congelare lo sviluppo significherebbe infatti privarsi di strumenti decisivi nella lotta alle malattie e al cambiamento climatico.

Per Gates la strada maestra è la regolamentazione pubblica, orientata a prevenire attacchi informatici o biologici. Se da un lato l'industria tech può collaborare nell'individuazione dei rischi, dall'altro la responsabilità normativa spetta al settore pubblico, attualmente in ritardo.

Il fondatore di Microsoft segnala inoltre il rischio di credibilità per le Big Tech, divise tra l'allarmismo sui pericoli e la pretesa che quanto fatto finora sia sufficiente. L'impatto più dirompente si manifesterà sul mercato del lavoro attraverso due fasi distintive. In un primo momento verranno colpiti i ruoli impiegatizi; successivamente, con la diffusione dei robot umanoidi — in un orizzonte di circa vent'anni —, le macchine potranno farsi carico di gran parte delle attività manuali, della produzione e della distribuzione alimentare, dell'edilizia e dei servizi.

Per attutire la transizione, Gates suggerisce di ripensare la struttura fiscale e di estendere il confronto accademico e sociale sul valore stesso dell'occupazione. Esistono tuttavia mansioni che, secondo il manager, non dovrebbero mai essere delegate agli algoritmi, neppure in caso di piena efficienza tecnica.

Si tratta delle professioni ad alto valore fiduciario e relazionale, come giudici, sacerdoti, educatori dell'infanzia e assistenti sanitari. Al contrario, in ambiti come l'insegnamento o la medicina generale, l'AI potrà affiancare i professionisti compensando la carenza di risorse. Particolare cautela viene espressa nei confronti dei minori.

L'interazione tra bambini e intelligenza artificiale presenta infatti risvolti ambivalenti: se da un lato un assistente virtuale può stimolare la socialità, dall'altro rischia di incentivare l'isolamento affettivo a favore del dialogo esclusivo con la macchina.

In questo solco, Gates accoglie con favore i richiami di Papa Leone XIV ai valori fondamentali dell'uomo, sottolineando come la tecnologia rischi di diventare nociva laddove non si tutelino gli aspetti essenziali dell'esistenza. In prospettiva, l'intelligenza artificiale si avvia a diventare il tema centrale del dibattito elettorale e geopolitico.

Se nel breve periodo la realizzazione delle infrastrutture tecnologiche genererà occupazione, nel medio termine prevarrà la sostituzione dei posti di lavoro. Secondo le stime di Gates, entro il 2030, e "certamente entro il 2032", la gestione dell'AI diventerà l'argomento chiave delle agende politiche internazionali al pari delle politiche economiche.

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