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  • Roma - Lunedì 5 Ottobre 2026

Calcio, Conte si mette in pausa ma guarda al futuro: "Studio per un club dove far risplendere la sua storia"

L'allenatore salentino si racconta a The Athletic dopo l'addio al Napoli: "Nei momenti di pausa osservi, studi nuovi approcci e ti adatti alle evoluzioni del calcio. Sulla panchina serve un'unica visione col club".

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Tempo di studio, riflessione e aggiornamento per Antonio Conte. Chiusa l'esperienza sulla panchina del Napoli, il cinquantasettenne tecnico salentino ha deciso di concedersi una pausa pur rimanendo focalizzato sulle dinamiche del calcio internazionale.

In un'ampia intervista rilasciata alla testata britannica The Athletic, l'allenatore ha ripercorso il recente passato prima di proiettarsi verso le sfide future: "Quella di Napoli è stata un’esperienza meravigliosa. Ha richiesto molta energia e non è stata facile. Dover scendere in battaglia contro Inter, Juve e Milan non è una passeggiata per Napoli, Roma o Lazio. Ho speso molte energie. Ora sono in una fase in cui mi limito a osservare.

Nei periodi tranquilli, quando non lavoro, la cosa bella è che puoi sederti e guardare le partite, studiare nuovi approcci ed essere ancora più calmo e lucido mentre cerchi di adattare gli sviluppi del calcio alle tue idee".

Nel quadro di un panorama tattico in continua mutazione, Conte riconosce la necessità di stare al passo coi tempi: "Oggi tutti sono più coraggiosi. In passato, se affrontavi il City o il Liverpool, il divario di qualità era enorme e lasciavi a loro l’iniziativa. Questo non succede più. C’è una direzione, c’è una visione. Arteta sta stabilendo la direzione, proprio come hanno fatto Klopp e Guardiola". Per raggiungere traguardi ambiziosi, il tecnico sottolinea la centralità della figura dell'allenatore e l'allineamento con la società: "A mio avviso, l’allenatore deve essere al centro, deve essere importante. Se poi non sei contento, lo esoneri. L’allenatore deve fornire la direzione e la visione e non puoi avere due visioni diverse, il club da una parte e l’allenatore dall’altra. Se queste due visioni coincidono e riesci a trovare il giusto equilibrio, allora progredisci".

A supporto della sua tesi, il manager richiama contesti differenti, dal Como di Cesc Fàbregas al Paris Saint-Germain di Luis Enrique: "Guardate il Como. Cesc ha voce in capitolo nelle questioni. Al Psg non hanno vinto la Champions con Mbappé, Messi e Neymar perchè devono esserci equilibrio e chimica. Non puoi semplicemente pensare di mettere insieme i migliori giocatori in una squadra e aspettarti di vincere. Non funziona così. Luis Enrique ha ottenuto grandi risultati, ma anche ciò che ha fatto il club è stato fondamentale: hanno sostenuto l’allenatore, cosa che non avevano fatto negli anni precedenti, hanno abbracciato quella visione. A mio avviso, Luis Enrique ha realizzato qualcosa di straordinario. È riuscito a fare in modo che il Psg seguisse la sua direzione".

Manifestando la curiosità di visitare le strutture del settore giovanile del Barcellona e non escludendo la possibilità di subentrare a stagione in corso "se ne valesse la pena", Conte analizza anche lo strapotere economico della Premier League, richiamando tuttavia alla responsabilità gestionale: "Oggi in Inghilterra usano i bazooka, mentre in tutti gli altri posti usano ancora una pistola. Ma dobbiamo anche stare attenti a come vengono spesi i soldi. È per questo che prima parlavamo della necessità di fare le valutazioni giuste, di avere una visione, perché puoi anche avere i soldi, ma devi spenderli con saggezza".

Il profilo della sua prossima avventura ideale resta tuttavia legato al fascino della tradizione e all'ambizione di vittoria: "Se vai in un club in cui la storia parla da sola — una storia fatta di trofei, titoli di campionato e vittorie — puoi onorare quella storia in un solo modo: avendo l’ambizione di riportare quel club — se oggi non è lì — a lottare per quegli obiettivi. So perfettamente che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore — e instillare nel cuore dei tifosi, dei miei giocatori e dei miei dirigenti — quella scintilla, quella speranza che ti fa dire: 'Cazzo, possiamo vincere'. Ci sono molti club che hanno in qualche modo perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club, rispolverare quella storia e farla brillare di nuovo. Club dove c’è pressione, dove, in definitiva, sai perfettamente che non ci vai semplicemente per partecipare, ma per competere".

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