
- Prima Notizia 24
- Milano - Venerdì 29 Maggio 2026
Caporalato, Milano: operai indiani sfruttati per costruire il Consolato degli Stati Uniti, disposto controllo giudiziario per la "Caddell"
I lavoratori, reclutati tramite un'agenzia indiana, ricevevano salari ben al di sotto dei minimi legali e subivano pressioni psicologiche. I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati il dirigente del cantiere e la società.
Un'articolata indagine sul rispetto delle tutele sindacali condotta dai magistrati della Procura di Milano ha travolto i lavori di edificazione di una delle più importanti sedi diplomatiche straniere in Italia.
I sostituti procuratori Paolo Storari e Mauro Clerici hanno firmato un decreto d'urgenza che dispone il controllo giudiziario per caporalato a carico del colosso statunitense delle infrastrutture 'Caddell Construction', realtà imprenditoriale "con sede principale in Montgomery (Alabama - Stati Uniti) e sede secondaria in Milano".
Secondo l'ipotesi accusatoria formulata dagli inquirenti, la multinazionale avrebbe impiegato nei propri cantieri centinaia di operai di nazionalità indiana ridotti in uno stato di grave sottomissione economica, con buste paga nettamente inferiori ai parametri minimi di sussistenza. I manovali venivano selezionati all'estero da un'agenzia intermediaria indiana "a cui veniva corrisposta", secondo quanto accertato dalle verifiche di polizia, "da parte degli stessi lavoratori reclutati la somma di circa 500.000 rupie", una provvigione forzosa che configurava una sorta di tangente iniziale per poter accedere all'impiego.
Il meccanismo di ingaggio permetteva il trasferimento della manodopera in Lombardia per l'avanzamento delle opere del presidio diplomatico americano in piazzale Accursio, i cui interventi sono partiti quattro anni fa e dovrebbero concludersi entro il 2028. I lavoratori indiani "venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano" per poi essere inseriti nel ciclo produttivo in palese violazione delle tutele sindacali.
L'attività investigativa, coordinata dalla Procura guidata da Marcello Viola e delegata sul campo ai militari del Nucleo ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di caporalato il dirigente responsabile del cantiere, il cittadino di origini turche Ulas Demir, estendendo la responsabilità amministrativa alla stessa società per azioni ai sensi del decreto legislativo 231.
Le accuse mosse dai pubblici ministeri si basano sul sistematico ricorso a maestranze "in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno". Le condotte vessatorie si materializzavano attraverso "la palese e reiterata violazione della normativa in materia di orario di lavoro, periodi di riposo, riposo settimanale e attraverso la corresponsione di retribuzioni in palese contrasto con la contrattazione collettiva nonché con la soglia" di povertà.
Il capitolato d'accusa descrive una filiera illegale in cui i lavoratori, "dopo essere stati assunti presso Caddell Construction Co. LLC attraverso il reclutamento posto in essere dalla società 'i Dynamic House' (con sede in Nuova Delhi) a cui veniva corrisposta da parte dei lavoratori reclutati la somma di circa 500.000 rupie, venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano, dove venivano sfruttati corrispondendo loro retribuzioni palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà".
Gli inquirenti contestano il reato continuato, aggravato dal ricorso a pressioni psicologiche e coercitive: i capi della sicurezza e della logistica avrebbero infatti agito "commesso il fatto mediante minaccia consistita nel prospettare il licenziamento e di 'essere rispediti in India' in caso di mancata accettazione delle condizioni di sfruttamento".
L'analisi dei flussi contabili e dei prospetti paga ha fatto emergere compensi reali irrisori: le retribuzioni orarie si attestavano infatti "su valori medi di circa 2,17 euro secondo il payslip indiano" e risultavano pari a "circa 4,16 euro anche assumendo il Lul italiano".
I pubblici ministeri Storari e Clerici hanno evidenziato come gli edili fossero stabilmente "costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro Paese d'origine", privati della possibilità di opporsi all'organizzazione del lavoro poiché "non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati".
Una condotta definita senza mezzi termini dai magistrati milanesi come una situazione "di para-schiavismo".
I verbali redatti dai Carabinieri riportano le testimonianze degli operai, i quali hanno spiegato che, a fronte di emolumenti formali accreditati compresi tra i 1.200 e i 1.500 euro al mese per 60 ore settimanali di impiego, "da tali somme venivano però sottratti" circa 500 euro destinati alla copertura delle spese di alloggio e ulteriori 350 o 370 euro per il vitto quotidiano, riducendo di fatto la liquidità reale a disposizione dei lavoratori.
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