
- Prima Notizia 24
- Roma - Sabato 3 Ottobre 2026
Carlo Riccardi, cent’anni di storia negli occhi: Roma celebra il fotografo e l’artista - FOTOGALLERY
Al WE GIL il ricordo di un protagonista della cultura italiana, capace di raccontare oltre settant’anni di vita del Paese. Fotografie, pittura e testimonianze restituiscono il ritratto di un autore che ha trasformato il proprio lavoro in memoria collettiva.
di Maurizio Pizzuto
Il fotografo della Dolce Vita, il testimone dell’Italia che cambiava, il pittore che portava le sue opere nelle piazze. Le diverse anime di Carlo Riccardi si sono incontrate al WE GIL di Roma, nella conferenza dedicata al centenario della sua nascita. Una celebrazione che ha riportato al centro il valore delle immagini e la responsabilità di conservarle, attraverso il percorso di un uomo che per oltre settant’anni ha raccontato il Paese.
A emergere è stato il legame tra il fotografo e l’artista: l’attenzione alla realtà, coltivata attraverso l’obiettivo, e la libertà espressiva della pittura. Due strade percorse con continuità, capaci di restituire un ritratto ampio di Riccardi e del suo rapporto con il Novecento italiano.
L’incontro, condotto dalla giornalista e autrice di “1 Mattina” Lorella Di Biase, ha riunito il racconto professionale e la dimensione personale del ricordo. Fotografia e pittura hanno scandito il percorso della conferenza, affiancando alla lettura delle opere le testimonianze di chi ha condiviso con Riccardi esperienze, lavoro e amicizia.
Dalla Roma del dopoguerra alla Dolce Vita, dal cinema alla politica, dal mondo dello spettacolo al lavoro, la sua attività fotografica ha attraversato stagioni decisive. Guardare oggi quel patrimonio significa ritrovare i protagonisti di un’epoca insieme agli ambienti, ai gesti e ai dettagli che ne raccontano la vita.
È questa la forza di un’immagine che resiste al tempo: ciò che nasce come cronaca diventa, negli anni, documento. Un volto conserva un’espressione, una strada restituisce il carattere di una città, una scena pubblica permette di riconoscere abitudini e rapporti sociali. Nel lavoro di Riccardi questi frammenti compongono un lungo racconto dell’Italia.
Al centro della giornata, il patrimonio dell’Archivio Riccardi, che custodisce milioni di negativi originali realizzati a partire dal secondo dopoguerra. Una raccolta di straordinaria ampiezza, preziosa per la ricerca storica e per il giornalismo, ma anche per chi desidera avvicinarsi al passato attraverso la concretezza delle immagini.
Il programma della conferenza ha riunito, per il versante fotografico, i contributi di Simona Renata Baldassarre, Diego Mormorio, Laura Delli Colli e Graziano Marraffa, accanto alle testimonianze di colleghi e amici, tra i quali Rino Barillari, Maurizio Piccirilli ed Elio Vergati. Voci ed esperienze diverse hanno accompagnato il ricordo di un percorso professionale che ha attraversato generazioni.
La dimensione umana ha dato profondità alla celebrazione. Dietro la vastità dell’archivio c’è infatti una vita trascorsa a osservare, incontrare persone, seguire avvenimenti. Ogni fotografia è anche il risultato di una presenza: qualcuno era lì, ha scelto un’inquadratura, ha riconosciuto un istante e lo ha consegnato al futuro.
Il racconto dedicato al Riccardi pittore ha ampliato questa prospettiva. Dagli esordi alla “Quinta Dimensione”, fino alle Maxitele, alle grandi opere nei luoghi storici italiani e ai lavori dedicati alla pace e all’incontro tra i popoli, è tornata in evidenza una ricerca capace di coinvolgere lo spazio pubblico.
Nelle piazze la pittura incontra anche chi non entra abitualmente in una galleria. Diventa parte del paesaggio quotidiano, invita a fermarsi, offre un’occasione di confronto. È uno degli aspetti più significativi dell’esperienza artistica di Riccardi: la volontà di rendere l’opera accessibile e di trasformarne la realizzazione in un momento di partecipazione.
A questo percorso è stata dedicata la parte della conferenza che ha riunito i contributi di Costantino D’Orazio, Claudio Strinati, Vittorio Esposito, Massimo Papi e Aldo Reali. I filmati dedicati all’attività fotografica e pittorica hanno accompagnato la ricostruzione delle due grandi direttrici del suo lavoro.
Il centenario ha offerto così l’occasione per leggere insieme esperienze spesso ricordate separatamente. La macchina fotografica e i pennelli appartengono alla stessa biografia, a una curiosità che ha trovato linguaggi diversi per esprimersi. La fotografia conserva ciò che accade; la pittura apre uno spazio all’immaginazione e alla condivisione.
A tenere vivo questo patrimonio è il lavoro di custodia e valorizzazione dell’Archivio Riccardi, al quale si lega l’impegno di Maurizio Riccardi, presidente dell’Associazione Identità Fotografiche. Conservare un archivio significa consentire alle immagini di essere nuovamente studiate, comprese e messe in relazione con le domande del presente.
A cento anni dalla nascita, Carlo Riccardi resta dentro la storia che ha fotografato e nella cultura alla quale ha contribuito. La giornata al WE GIL ne ha restituito l’ampiezza: il cronista, l’artista, l’uomo. E ha ricordato quanto del nostro passato possiamo ancora ritrovare nello sguardo di chi ha saputo osservarlo.
Per la fotogallery si ringrazia ARCHIVIO RICCARDI
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24















