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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Caso "Bisteccheria d'Italia": Procura Roma chiede l'autorizzazione alla Camera per acquisire le chat tra Delmastro e Caroccia

I magistrati di piazzale Clodio sollecitano la Giunta per le autorizzazioni a procedere per esaminare i flussi telematici estratti dal telefono dell'indagato per riciclaggio, attualmente detenuto. Il parlamentare, non iscritto nel registro degli indagati, era azionista della società proprietaria del ristorante. La difesa replica: dialoghi privi di rilievo penale o legami con i clan.

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I pubblici ministeri della Procura di Roma, impegnati nelle complesse verifiche sul fascicolo denominato 'Bisteccheria d'Italia', hanno formalmente trasmesso alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio la richiesta per poter esaminare e acquisire l'integralità dei messaggi e delle chat intercorse tra l'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e l'imprenditore Mauro Caroccia. Quest'ultimo si trova in stato di custodia cautelare dietro le sbarre, dove sta contestualmente espiando una condanna definitiva alla pena di 4 anni derivante da una passata operazione di contrasto alle attività finanziarie della consorteria criminale facente capo al clan Senese.

La mossa dei magistrati capitolini giunge dopo che gli investigatori, nelle scorse settimane, avevano provveduto al blocco e al sequestro dello smartphone in uso a Caroccia, indagato nella nuova tranche con l'accusa di riciclaggio. Per procedere all'analisi dei colloqui con il parlamentare si rende però necessario il vaglio dell'organo parlamentare, dal momento che Delmastro — il quale non risulta in alcun modo iscritto nel registro degli indagati — ha rivestito in passato quote azionarie all'interno della compagine sociale 'Le 5 Forchette', l'entità giuridica titolare del ristorante al centro degli accertamenti.

Parallelamente, l'ufficio inquirente sta vagliando l'opportunità di inserire formalmente nel fascicolo processuale i verbali relativi alle dichiarazioni spontanee rese dall'esponente politico nel corso della sua recente audizione dinanzi alla Commissione parlamentare Antimafia. Sul fronte della difesa, la notizia del coinvolgimento dei flussi telematici è stata accolta con estrema serenità e con la convinzione che i testi non contengano elementi a supporto dell'impianto accusatorio.

"In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all'epoca rivestiva Delmastro ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata", ha commentato l'avvocato Fabrizio Gallo, legale di fiducia di Mauro Caroccia. Il penalista ha peraltro auspicato un rapido pronunciamento da parte dei deputati per accelerare il chiarimento della posizione del proprio assistito: "Credo che il Parlamento non abbia alcun problema a dare il via libera all'utilizzo delle chat".

Secondo la tesi difensiva, l'esame dei supporti informatici potrebbe addirittura ribaltare le ipotesi di reato formulate: "In quei dialoghi, sempre in base a quanto è a mia conoscenza, non ci sono riferimenti ad attività illecite, al riciclaggio o a soldi del clan. Anzi quei dialoghi possono essere utili ad escludere che ci sia anche una minima somma relativa all'ipotesi accusatoria della Procura".

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