
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 26 Maggio 2026
Caso Caroccia, Delmastro: "Finii in quel locale perché era carino, se avessi saputo non avrei fatto una società"
L'ex Sottosegretario alla Giustizia respinge ogni ombra davanti ai parlamentari del comitato bicamerale in merito ai suoi trascorsi commerciali nell'attività romana riconducibile a Mauro Caroccia, imprenditore vicino alla criminalità organizzata. La retromarcia immediata dalle quote societarie, spiega l'ex esponente di governo, dimostrerebbe la totale estraneità ai retroscena giudiziari del ristorante.
di Paolo Rinaldi
I presunti legami indiretti e le frequentazioni involontarie tra esponenti delle istituzioni e soggetti contigui alla criminalità organizzata tornano al centro delle audizioni parlamentari a Palazzo San Macuto.
Convocato davanti alla Commissione Antimafia per fare luce sulla sua partecipazione all'interno di una compagine societaria legata a un noto esercizio pubblico della Capitale, l'ex sottosegretario alla Giustizia ha respinto fermamente qualunque ipotesi di consapevolezza circa i profili criminali dei soggetti coinvolti nella gestione originaria.
L'attività in questione è infatti risultata riconducibile a un ristoratore condannato in via definitiva con l'accusa di intestazione fittizia di beni, aggravata dall'aver agevolato gli affari illeciti del clan camorristico Senese, egemone in diversi quadranti della metropoli romana.
L'ex esponente dell'esecutivo ha ricostruito minuziosamente l'origine di quella che ha definito una pura coincidenza legata al tempo libero, escludendo categoricamente l'intervento di intermediari o suggeritori politici nella scelta del ristorante. Stando alla sua ricostruzione, la prima frequentazione del posto sarebbe avvenuta in maniera del tutto casuale, forse consultando i normali canali digitali e le piattaforme di recensione turistica, attratto semplicemente dal forte afflusso di clientela e dall'estetica accattivante del posto. Il successivo ingresso nell'affare commerciale sarebbe stato dettato esclusivamente da valutazioni di natura privata, bruscamente interrotte non appena sono emersi i primi dettagli sui gravissimi problemi giudiziari dei reali titolari.
"Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta", ha detto Delmastro.
La linea difensiva dell'ex sottosegretario punta tutto sulla reazione immediata e sul disinvestimento finanziario attuato non appena lo scenario è diventato limpido, elemento che a suo dire cancellerebbe ogni dubbio sulla correttezza della sua condotta pubblica e privata. "Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente", ha scandito di fronte ai membri del collegio investigativo, indicando proprio la tempistica del suo recesso d'urgenza come la prova regina di una totale e assoluta ignoranza circa i legami mafiosi che gravavano sul locale di Roma.
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