
- Prima Notizia 24
- Napoli - Martedì 6 Ottobre 2026
Caso Sangiuliano, via al processo a Roma per Maria Rosaria Boccia
L'imprenditrice in tribunale per la prima udienza: tra i reati contestati stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite e diffamazione. Tra i testimoni indicati anche Giuli, Ranucci e Rossi.
Maria Rosaria Boccia è giunta nella mattinata di oggi al Tribunale di Roma a piazzale Clodio, accompagnata dal proprio legale, per presenziare alla prima udienza del procedimento penale che la vede imputata davanti al giudice monocratico a seguito dell'esposto presentato dall'ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.
Il fascicolo giudiziario principale trae origine dalla diffusione non autorizzata della registrazione audio di una conversazione telefonica privata tra l'ex esponente del governo e la moglie, episodio per il quale la Procura capitolina contesta all'imprenditrice il reato di interferenze illecite nella vita privata, disponendo la citazione diretta a giudizio.
Nel quadro delle indagini svolte dai magistrati romani confluiscono tuttavia diverse fattispecie di reato, tra cui le accuse di stalking aggravato, lesioni personali, diffamazione e l'ulteriore contestazione di aver reso dichiarazioni non veritiere all'interno del proprio curriculum vitae in merito all'organizzazione di eventi pubblici.
Nel corso della seduta odierna le parti hanno provveduto al deposito ufficiale delle liste dei testimoni, all'interno delle quali figurano, tra gli altri, il successore al dicastero della Cultura Alessandro Giuli, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il direttore generale della Rai Giampaolo Rossi.
Il calendario definito durante l'udienza fissa al prossimo 15 gennaio l'audizione di Federica Corsini, consorte dell'ex ministro, e del giornalista Nello Gilioli, mentre il 5 febbraio sarà ascoltato in aula lo stesso Sangiuliano. Su quest'ultima testimonianza, i legali della parte offesa e della moglie hanno avanzato formale richiesta affinché l'esame dei propri assistiti si svolga a porte chiuse, istanza sulla quale il giudice monocratico si è riservato di decidere.
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