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- Roma - Mercoledì 7 Ottobre 2026
Conclusa a Roma la Prima Conferenza Nazionale Polare: la ricerca scientifica italiana verso un White Paper sul clima
Tre giorni al Cnr con oltre 200 esperti e il supporto di MUR, Enea, Ingv e Ogs. I ministri Bernini, Tajani e Crosetto sottolineano il valore strategico e di sicurezza delle regioni polari.
Comprendere le dinamiche che regolano il cambiamento climatico per anticiparne gli effetti e fornire strumenti operativi alle strategie di adattamento e alle decisioni politiche. Con questo obiettivo si è conclusa a Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Prima Conferenza Nazionale Polare.
L'evento, promosso dal Cnr in stretta sinergia con Enea, Ingv e Ogs, ha raccolto per tre giorni oltre duecento partecipanti e quindici coordinatori senior. Le analisi e le priorità emerse dal confronto confluiranno in un White Paper strategico, destinato a orientare le future linee d'azione nazionali su Artico, Antartide e Terzo Polo.
"Una piccolissima bolla d’aria intrappolata nel ghiaccio può custodire l’atmosfera della Terra di centinaia di migliaia di anni fa", ha dichiarato il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. "È un’immagine che racconta bene che cosa sia la ricerca: trovare l’immenso nel piccolissimo, trasformare una traccia in conoscenza e quella conoscenza in possibilità. E proprio in queste ore il Nobel per la Fisica ci ricorda quanto i Poli siano veri laboratori scientifici: la ricerca sui neutrini condotta attraverso l’osservatorio IceCube, nel ghiaccio dell’Antartide, ci permette di studiare fenomeni che arrivano dalle profondità dell’Universo. Studiare i Poli significa conoscere la storia del nostro Pianeta, ma anche comprendere meglio i cambiamenti che stanno interessando il clima, l’acqua, i mari".
Il peso geopolitico e istituzionale della presenza italiana ai Poli è stato richiamato anche dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani: "Artico e Antartide sono sempre più centrali per il nostro futuro. Vogliamo rafforzare la presenza italiana in entrambe le regioni, valorizzando la nostra ricerca, le nostre competenze e il nostro saper fare. Il nostro deve essere un grande gioco di squadra tra Istituzioni, imprese, università e ricerca per rendere l'Italia sempre più protagonista in entrambe le regioni polari".
Un'analisi condivisa dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha posto l'accento sui nuovi scenari internazionali: "È cambiata anche la geografia della sicurezza. Oggi è sempre più difficile individuare un interesse nazionale che non sia collegato, direttamente o indirettamente, a ciò che accade anche molto lontano dai nostri confini. Le regioni polari ne sono un esempio. Sono territori estremi e lontani, ma rappresentano luoghi nei quali stanno avvenendo trasformazioni destinate ad avere conseguenze globali: sul clima, sulla ricerca scientifica, sulle tecnologie, sull'economia e, soprattutto nell'Artico, sugli equilibri strategici e sulla sicurezza euro-atlantica".
Sul versante operativo, il Presidente del Cnr Andrea Lenzi ha rimarcato la portata del percorso avviato: "Il lavoro di questi tre giorni segna un passo importante verso una visione condivisa della ricerca pubblica italiana nelle regioni polari. L’impegno del Cnr nelle scienze polari affonda le proprie radici in decenni di ricerca, dati e conoscenze, sviluppati nell’ambito dei Programmi per l’Artico e per l’Antartide sostenuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Un patrimonio costruito sulla collaborazione, sul dialogo con le comunità indigene e sulla responsabilità di offrire risposte solide alle sfide ambientali e climatiche del presente e del futuro".
Una visione rilanciata anche dalla Presidente dell'Enea, Francesca Mariotti: "I profondi cambiamenti che stanno interessando l'Artico, l'Antartide e il cosiddetto Terzo Polo himalayano - la più vasta riserva di ghiaccio del pianeta al di fuori delle regioni polari - hanno ripercussioni sempre più rilevanti sugli equilibri climatici, sugli ecosistemi e sulla società a livello globale. In questo scenario, la ricerca svolta dall'Italia e dall’Enea negli ambienti più estremi della Terra assume un ruolo cruciale. Un'attività di questo tipo richiede competenze scientifiche, come quelle che mettiamo in campo in Artico, ma nulla sarebbe possibile senza le infrastrutture e il supporto logistico che Enea garantisce, con un’efficiente macchina organizzativa, da oltre 40 anni in Antartide".
L'importanza dell'approccio multidisciplinare in vista del prossimo International Polar Year è stata ripresa infine dai vertici degli enti di ricerca geofisica e oceanografica. "Studiare ciò che accade nelle regioni polari significa comprendere processi che hanno effetti sul clima, sull’ambiente e sulle nostre società. La Conferenza ha mostrato quanto sia importante il confronto tra conoscenze, competenze e prospettive per affrontare le sfide della ricerca, anche in vista del prossimo International Polar Year", ha osservato il Presidente dell’Ingv Fabio Florindo.
Gli ha fatto eco Nicola Casagli, Presidente dell’Ogs: "L’Ogs ha partecipato all’organizzazione della Conferenza Nazionale Polare, contribuendo alla costruzione di un importante momento di confronto tra comunità scientifica e istituzioni. I nostri ricercatori mettono a disposizione competenze multidisciplinari nello studio degli ambienti polari ed estremi, in particolare nei campi dell’oceanografia, della geofisica e della sismologia. Il loro contributo rafforza il dialogo interdisciplinare indispensabile per comprendere le trasformazioni in atto ai Poli e le loro conseguenze sull’intero Pianeta".
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