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- Roma - Mercoledì 23 Settembre 2026
Confindustria: "Ddl nucleare, svolta storica per la competitività dell'Italia"
Il plauso degli industriali al via libera del Senato. Il vicepresidente Aurelio Regina: "Leva fondamentale per l'indipendenza energetica e la neutralità climatica".
L'approvazione definitiva in Senato del disegno di legge delega sul nucleare segna una tappa fondamentale per la politica energetica e l'economia del Paese.
A sottolinearlo in una nota è Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all'Energia, che definisce il voto di Palazzo Madama "una svolta storica per il futuro del Paese e per il rafforzamento del mix energetico nazionale".
"Diamo atto al Governo e al Parlamento dell’accelerazione su un fronte che riteniamo strategico per la competitività del Paese — afferma Regina —. Dopo anni di assenza dalle politiche energetiche, il nucleare oggi può rappresentare una leva fondamentale per rafforzare l’indipendenza energetica italiana, stabilizzare i costi dell’energia e accompagnare l’industria verso gli obiettivi di neutralità climatica".
Il percorso di rilancio della tecnologia atomica si baserà sui modelli di ultima generazione: dai reattori III+ e dagli Small Modular Reactor (SMR) fino alle prospettive dei reattori di IV generazione (Advanced Modular Reactor, AMR). Soluzioni che abbinano elevati standard di sicurezza attiva e passiva ad una produzione di elettricità costante e a basse emissioni, garantendo contenimento dei consumi di combustibile e prevedibilità della spesa.
Sul piano globale ed europeo, l'energia nucleare costituisce già una realtà consolidata: garantisce il 10% dell'elettricità mondiale — con 62 reattori attualmente in fase di realizzazione in 15 Paesi per ulteriori 64,5 GW — e raggiunge il 23% della produzione nella Ue, dove 18 nazioni hanno avviato progetti o piani di potenziamento.
La minore volatilità dei costi del nucleare, legati essenzialmente alle fasi di realizzazione dell'impianto e solo in minima parte alla gestione e alla materia prima, assicura stabilità finanziaria.
Le stime indicano costi di generazione compresi tra 70 e 110 USD/MWh, valori nettamente inferiori ai prezzi attuali dell'elettricità e destinati a ridursi ulteriormente con la produzione su scala industriale. Un processo in cui le imprese italiane sono pronte a giocare un ruolo da protagoniste.
"Il settore industriale potrà contribuire attivamente a questa sfida — conclude Regina —. In Italia oltre 70 aziende operano già nel nucleare e coprono diversi settori della filiera, dalla progettazione dei reattori alla produzione di componenti, fino alla manutenzione degli impianti. Questo patrimonio industriale e scientifico rappresenta una solida base per rilanciare il programma nucleare nazionale che stimiamo porterà circa 117.000 nuovi posti di lavoro e un impatto economico annuale che può superare i 50 miliardi di euro (circa il 2,5% del PIL)".
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