Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Lunedì 28 Settembre 2026

Cos'è il fiscal drag: la "tassa invisibile" che può sottrarre fino a 13 miliardi a stipendi e pensioni

Aumenti salariali divorati dal Fisco senza ritocchi alle aliquote: lo studio di Leonardi e Rizzo evidenzia un prelievo extra tra gli 8 e i 12,7 miliardi nel biennio 2026-2027.

Condividi questo articolo

Un meccanismo silenzioso che erode il potere d'acquisto proprio mentre le retribuzioni provano ad adeguarsi al costo della vita. È il fiscal drag, comunemente definito "drenaggio fiscale", la dinamica per cui l'aumento dei redditi nominali volto a compensare l'inflazione spinge i contribuenti verso scaglioni di reddito più alti o comporta il taglio delle detrazioni progressive, a parità di aliquote e senza che vi sia stata alcuna riforma fiscale peggiorativa.

L'effetto paradossale colpisce principalmente i lavoratori dipendenti e i pensionati soggetti all'Irpef progressiva: per effetto dell'adeguamento stipendiale o pensionistico, la retribuzione sale sulla carta, ma le soglie degli scaglioni e le detrazioni spettanti rimangono bloccate. Un esempio illustra la dinamica: una lavoratrice con 28.000 euro di imponibile che ottiene un aumento del 3% per coprire l'inflazione raggiungerà i 28.840 euro.

Sebbene il suo potere d'acquisto effettivo rimanga invariato, la quota eccedente di 840 euro verrà tassata con l'aliquota dello scaglione superiore (il 33% anziché il 23%), determinando una maggiore imposizione fiscale e un beneficio effettivo in busta paga ridotto dal prelievo dell'erario.

Le dimensioni economiche del fenomeno per i prossimi due anni sono state quantificate dagli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo sulla base degli scenari previsionali della Banca d'Italia e riprese da "La Repubblica". Nello scenario centrale, il drenaggio fiscale su stipendi e pensioni genererà un prelievo aggiuntivo di 8,1 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, di cui circa 6 miliardi a carico dei lavoratori dipendenti e 2 miliardi dei pensionati. 

In una simulazione intermedia con inflazione cumulata al 6%, il prelievo salirebbe a 9,35 miliardi, per toccare un picco di 12,74 miliardi nello scenario d'inflazione peggiore (stimata all'8,2% cumulata), arrivando a pesare per 9 miliardi sui dipendenti e quasi 4 miliardi sui pensionati.

L'impatto del drenaggio varia da contribuente a contribuente in base alla dinamica contrattuale e all'accesso alle detrazioni, presupponendo comunque un effettivo aumento della retribuzione nominale; chi non riceve alcun adeguamento non subisce il fiscal drag, pur registrando l'erosione diretta del potere d'acquisto legata al carovita.

Il fenomeno ripropone l'urgenza del dibattito sulle coperture e la struttura dell'Irpef in vista della prossima manovra di bilancio, dove l'esecutivo valuta l'estensione dell'aliquota del 33% fino a 60.000 euro.

Secondo le stime degli autori, la spinta inflazionistica del biennio 2022-2023 aveva già garantito alle casse dello Stato un maggior gettito da drenaggio fiscale stimabile in circa 25 miliardi di euro, dimostrando come gli eventuali tagli delle imposte debbano essere calcolati al netto dell'aggravio latente prodotto dall'inflazione per valutare la reale tenuta dei redditi da lavoro e da pensione.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti