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  • Asti - Lunedì 21 Settembre 2026

Crisi del settore vitivinicolo, il Consorzio Barbera d'Asti chiede gli "Stati Generali del vino": "A rischio redditi e territorio"

Il presidente Filippo Mobrici lancia l'appello alla Regione Piemonte per un tavolo di confronto su giacenze, calo dei consumi e clima. Immediato il sostegno delle istituzioni regionali.

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Fronteggiare l'aumento delle giacenze, la contrazione dei consumi e l'impatto dei cambiamenti climatici prima che la crisi economica spinga i produttori all'abbandono dei vigneti.

Con questo obiettivo Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato — realtà nata nel 1946 che oggi conta oltre 430 aziende associate e tutela 12 denominazioni —, ha chiesto ufficialmente la convocazione degli "Stati Generali del vino", sollecitando un tavolo strutturato tra Regione Piemonte, consorzi, organizzazioni di categoria, imprese e grande distribuzione.

La proposta di Mobrici rilancia e amplia le sollecitazioni già avanzate a giugno da Cia Piemonte, Valle d'Aosta e Cia Alessandria-Asti, trovando subito una prima sponda istituzionale. Debora Biglia, vicepresidente della Prima commissione del Consiglio regionale del Piemonte, ha infatti annunciato che porterà la richiesta in Regione per attivare un tavolo operativo focalizzato su redditività, sbocchi di mercato, innovazione e burocrazia.

"Non possiamo fermarci ai risultati positivi della vendemmia: oggi la vera sfida è garantire alle imprese la possibilità di generare valore e, soprattutto, assicurare ai viticoltori un reddito onesto, sostenibile e dignitoso", ha dichiarato Mobrici, sottolineando che "senza questa condizione non può esserci futuro per la nostra viticoltura".

Il presidente del Consorzio ha poi posto l'accento sulle cause che rendono indifferibile un intervento corale: "Di fronte al calo dei consumi, all’aumento delle giacenze e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, riteniamo urgente convocare gli Stati Generali del vino", precisando che "è necessario riunire intorno allo stesso tavolo istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, Consorzi, imprese e distribuzione per costruire una visione condivisa del futuro del settore. Dobbiamo individuare strumenti concreti per rafforzare la competitività delle aziende, sostenere il reddito dei produttori, valorizzare le denominazioni e creare prospettive solide per le nuove generazioni che scelgono di investire nel mondo del vino".

In conclusione, Mobrici ha ricordato il valore sociale e paesaggistico del lavoro agricolo, strettamente legato alla tenuta del modello enoturistico e al patrimonio UNESCO collinare: "Il vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che va governata con coraggio e lungimiranza. Le sfide legate al mercato, al clima e alla gestione del potenziale produttivo richiedono una riflessione collettiva e scelte condivise", aggiungendo che "solo attraverso un confronto strutturato tra tutti gli stakeholder sarà possibile tutelare il lavoro dei viticoltori e garantire uno sviluppo sostenibile del comparto nel medio e lungo periodo. I produttori sono i veri custodi del territorio: non si limitano a coltivare la vite, ma investono quotidianamente tempo, risorse e competenze nella manutenzione del paesaggio, nella salvaguardia delle colline e dei borghi che rendono unico il nostro patrimonio Unesco. Se i viticoltori abbandonano le vigne non perdiamo soltanto produzione agricola e occupazione, ma rischiamo di compromettere anche il modello di enoturismo che negli ultimi anni è diventato un motore fondamentale di sviluppo per il territorio. La tutela del reddito delle imprese vitivinicole non è quindi solo una questione economica: significa preservare un patrimonio culturale, paesaggistico e turistico che appartiene a tutta la comunità".

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