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- Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026
Cuba chiede aiuto all'Onu: "Possibile aggressione da parte di Washington, si rischia un bagno di sangue"
Le relazioni tra Cuba e Stati Uniti tornano a deteriorarsi, spingendo L'Avana a richiedere il supporto delle Nazioni Unite per evitare un conflitto aperto. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha denunciato le sanzioni americane come un "assedio energetico" e un atto di guerra, evidenziando le gravi conseguenze per la popolazione. Nonostante la tensione, L'Avana si dice aperta al dialogo con Washington, a condizione che venga rispettata la sovranità nazionale.
Le relazioni diplomatiche tra L'Avana e Washington precipitano nuovamente in un clima da Guerra Fredda, spingendo la leadership caraibica a cercare la sponda dei massimi organismi internazionali per scongiurare un'escalation sul campo.
Il governo di Cuba ha formalmente sollecitato l'intervento e il supporto delle Nazioni Unite per arginare i piani di una presunta e imminente manovra di forza da parte della Casa Bianca, paventando la minaccia di un conflitto aperto dalle conseguenze drammatiche per la popolazione civile.
La richiesta d'aiuto è stata consegnata direttamente dal capo della diplomazia dell'isola, il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez, nel corso di un faccia a faccia blindato svoltosi a New York con il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres.
Il colloquio è avvenuto a margine dei lavori del Consiglio di Sicurezza focalizzati proprio sulla tutela del multilateralismo e delle norme internazionali. Durante il bilaterale, l'esponente del governo cubano ha espresso la massima apprensione, spiegando al vertice del Palazzo di Vetro che in assenza di un freno diplomatico "si rischia un bagno di sangue" sul territorio dell'isola, già stremata dal progressivo e asfissiante inasprimento delle misure restrittive ed economiche varate dall'amministrazione statunitense.
Nel corso della successiva sessione plenaria davanti ai membri del Consiglio, Rodriguez ha alzato i toni dello scontro politico, mettendo nel mirino la strategia sanzionatoria promossa da Washington sulla filiera dei carburanti e sulle forniture grezze. Il ministro ha denunciato una vera e propria strategia di strangolamento economico, parlando apertamente di "assedio energetico" e arrivando a definire tali restrizioni come una misura del tutto "equivalente a un blocco navale" e, di conseguenza, alla stregua di "un atto di guerra".
Secondo la tesi del rappresentante di Cuba, il pacchetto di sanzioni secondarie e i veti commerciali sulle rotte petrolifere starebbero paralizzando la vita quotidiana del Paese, provocando una drammatica ondata di blackout e colpendo al cuore le strutture ospedaliere. Una stretta che, secondo L'Avana, viola i trattati internazionali ed è direttamente correlata all'impennata della mortalità neonatale e alle pesanti carenze nelle terapie per i pazienti pediatrici oncologici.
Lo scenario di massima allerta non cancella tuttavia del tutto la via diplomatica, a patto che vengano rispettati i confini della sovranità nazionale. Il ministro cubano ha infatti confermato la disponibilità del suo esecutivo a mantenere aperti i canali di confronto diretto con l'omologo statunitense, ponendo l'accento sulla necessità che tale dialogo avvenga senza "ingerenze" nella gestione della politica interna.
Sul tavolo dei negoziati pesa infine il netto rifiuto da parte di Cuba in merito all'azione penale intrapresa dai magistrati del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro l'ex leader Raúl Castro, accusato del convoygimento diretto nella distruzione in volo di due velivoli civili avvenuta nell'inverno del 1996.
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