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  • Pavia - Lunedì 28 Settembre 2026

Delitto di Garlasco, si chiudono le indagini: tutti i punti dell'inchiesta bis su Andrea Sempio

Sotto la lente genetici, impronte, alibi, intercettazioni e il profilo psichiatrico del 38enne.

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La Procura della Repubblica di Pavia si appresta a depositare le consulenze integrative sui reperti scientifici e sugli elementi indiziari a carico di Andrea Sempio, il trentottenne amico del fratello di Chiara Poggi, indagato nell'ambito dell'inchiesta riaperta sul delitto del 13 agosto 2007.

L'atto, atteso per oggi, fa seguito al primo avviso di conclusione indagini notificato il 7 maggio 2026 per omicidio volontario aggravato da crudeltà e motivi abietti, integrando gli accertamenti disposti dai magistrati per rispondere alle riserve tecniche avanzate dai consulenti della difesa.

Sempio, già oggetto di archiviazioni nel 2017 e nel 2020, si professa del tutto estraneo ai fatti e rimane presunto innocente fino a un eventuale giudizio definitivo.

Il presupposto fondante dell'inchiesta bis risiede nel materiale genetico rilevato sotto le unghie della vittima, il cui profilo maschile è risultato compatibile con la linea di discendenza paterna di Sempio. Trattandosi di un tracciato parziale sul cromosoma Y — condiviso da tutti i soggetti di sesso maschile del medesimo ramo familiare —, l'incidente probatorio ha descritto una traccia mista e non collocabile temporalmente rispetto all'aggressione.

Dato che il materiale biologico originario si è esaurito nei precedenti esami, i pubblici ministeri hanno affidato al genetista Carlo Previderè la riesecuzione delle analisi informatiche sui dati grezzi dei vecchi tracciati.

A questo elemento si aggiunge la cosiddetta "impronta 33", una traccia palmare rilevata sulla parete della scala della cantina dove fu trovato il corpo di Chiara, che la Procura attribuisce a Sempio e considera un possibile collegamento con la scena del crimine, mentre la difesa contesta sia l'attribuzione sia la rilevanza della traccia, ricordando che il trentottenne conosceva la famiglia Poggi ed era stato nella villetta anche prima dell'omicidio.

I nuovi accertamenti riguardano inoltre le impronte di calzatura lasciate dall'assassino — una scarpa marca Frau numero 42 con suola a "pallini" —, riesaminate dagli esperti dei pm per verificarne la compatibilità con la corporatura dell'indagato e rispondere alle consulenze della difesa che, sulla base di misurazioni antropometriche, ne escluderebbero la paternità.

Gli inquirenti hanno poi ricostruito i contatti e gli spostamenti dell'indagato prima e dopo il delitto, rianalizzando le telefonate fatte a casa Poggi nei giorni precedenti l'omicidio, le sue visite alla villetta successive al fatto e lo scontrino di un parcheggio a Vigevano esibito a supporto dell'alibi per la mattina del 13 agosto 2007.

Secondo l'ipotesi accusatoria, il titolo di pagamento non proverebbe la presenza fisica immediata di Sempio sul posto né coprirebbe l'intero arco temporale dell'aggressione.

Nel fascicolo sono rientrate anche le intercettazioni ambientali registrate a bordo dell'auto dell'indagato mentre parlava da solo facendo riferimento a Chiara Poggi, a un presunto incontro e a contenuti intimi, elementi che i pm mettono in relazione con i diari, le ricerche sul web e gli scritti personali per sostenere l'ipotesi di un movente legato al rifiuto di un approccio sessuale.

I legali del trentottenne negano qualsiasi valore confessorio a tali esternazioni, evidenziando che i dettagli citati nei soliloqui erano già di pubblico dominio.

L'ultimo approfondimento riguarda la consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi per valutare l'imputabilità e la pericolosità sociale di Sempio all'epoca dei fatti, redatta su base documentale a causa della scelta dell'indagato di non sottoporsi ai colloqui peritali.

Con la notifica del nuovo avviso di chiusura delle indagini, i difensori disporranno di un termine di venti giorni per prendere visione delle nuove perizie, presentare memorie o richiedere l'interrogatorio dell'assistito, prima che la Procura sciolga la riserva formulando la richiesta di rinvio a giudizio o la richiesta di archiviazione.

Gli sviluppi dell'inchiesta pavese non agiscono in automatico sulla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione e attualmente detenuto nel carcere di Bollate: la Procura Generale di Milano sta vagliando gli atti per determinare la sussistenza dei presupposti per un'eventuale richiesta di revisione del processo, che potrà essere avanzata autonomamente anche dai legali del condannato.

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