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  • Roma - Lunedì 21 Settembre 2026

Divieto di burqa e niqab a scuola, Meloni accelera sulle norme anti-islamizzazione: provvedimento in arrivo in CdM

Lo sprint della premier rilancia i testi di FdI e Lega sul separatismo islamico e sulla sicurezza nelle scuole. L'opposizione parla di demagogia, mentre i dati ridimensionano la portata del fenomeno nelle aule.

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L'annuncio di Giorgia Meloni alla festa di Gioventù Nazionale ha impresso una decisa accelerazione sull'introduzione di un divieto formale per l'uso di burqa e niqab nei luoghi pubblici e negli istituti scolastici.

La misura figurerà tra i temi all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri, che dovrà stabilire se procedere tramite decreto legge o mediante disegno di legge.

L'iniziativa del Presidente del Consiglio va a sbloccare una serie di proposte già incardinate o iscritte all'ordine del giorno parlamentare da parte della maggioranza.

Al centro del dibattito figura la proposta di legge contro il separatismo islamico promossa da Fratelli d'Italia — a prima firma della deputata Sara Kelany —, che oltre al divieto di occultamento del volto prevede il carcere per chi richiede o rilascia "certificati di verginità", l'inasprimento delle pene per i matrimoni forzati, la tracciabilità dei fondi destinati alle moschee e l'introduzione di uno specifico reato legato all'odio religioso.

A questo testo si affiancano i disegni di legge presentati dalla Lega sul "delitto di costrizione all'occultamento del volto" e sulla regolamentazione dei luoghi di culto.

Lo strappo impresso dalla premier ha riacceso il dibattito politico interno al centrodestra. L'eurodeputato Roberto Vannacci e il deputato di FnV Rossano Sasso — firmatario a giugno di una risoluzione contro l'islamizzazione delle scuole — hanno rivendicato la paternità della linea politica, sostenendo che l'esecutivo stia recependo le posizioni espresse dalla loro area.

Dal canto suo, la vicesegretaria della Lega Silvia Sardone ha auspicato un divieto assoluto del velo integrale in ogni contesto pubblico.

Attualmente, l'ordinamento italiano non contempla un divieto specifico per motivi religiosi, affidandosi all'articolo 5 della legge 152 del 1975, che proibisce l'uso di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento personale in assenza di "giustificato motivo". È proprio su quest'ultima formulazione che si sono consolidate negli anni difformi interpretazioni giurisprudenziali.

Mentre le forze di opposizione accusano il governo di alimentare la propaganda elettorale sulla pelle degli studenti e di distogliere l'attenzione dalle vere priorità del sistema d'istruzione, le rilevazioni quantitative sul fenomeno contengono la portata numerica della misura. Secondo quanto riportato dal portale specializzato La Tecnica della Scuola, a fronte di quasi un milione di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole del Paese — di cui solo un terzo appartenente alla fede musulmana —, la presenza stimata di studentesse che indossano il velo integrale si attesta nell'ordine di un caso ogni 660 classi.

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