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  • Roma - Giovedì 28 Maggio 2026

Domani lo sciopero generale dei Sindacati di base: mobilitazioni e cortei nelle principali città italiane

Promossa da associazioni come Cub, Sgb e Si Cobas, la protesta mira a difendere il potere d'acquisto dei ceti meno abbienti e a contrastare l'inflazione e i contratti precari. I manifestanti chiedono anche la fine della cooperazione con Israele e denunciano le attuali strategie militari internazionali, sostenendo le popolazioni palestinesi e libanesi.

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Le sigle del sindacalismo autonomo e i movimenti di coordinamento internazionale uniscono le forze per dare vita a una giornata di mobilitazione generale che interesserà i principali centri urbani della penisola nella giornata di domani, venerdì 29 maggio. 

L'azione di protesta è stata proclamata in maniera congiunta da una fitta rete di organizzazioni di base, tra cui figurano Cub, Sgb, Adl Varese, Si Cobas, Usi e Usi Cit, alle quali si sono affiancate anche le sigle di riferimento delle comunità mediorientali in Italia, come l'Api e l'associazione Gpi-Giovani Palestinesi Italiani.

I promotori della mobilitazione hanno programmato i principali presidi territoriali e i relativi cortei in un lungo elenco di capoluoghi che comprende Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Genova, Torino, Savona, Bergamo, Catania e Palermo.

Nel capoluogo lombardo, la macchina organizzativa prevede la riunione dei manifestanti in piazza della Scala a partire dalle ore 9:30; il serpentone dei lavoratori si muoverà poi lungo le vie del centro per raggiungere la sede dell'Università Statale e, infine, il palazzo della Prefettura, dove i delegati sindacali hanno già annunciato l'intenzione di chiedere un colloquio formale con il prefetto per esporre le criticità occupazionali e abitative della città.

Il pacchetto delle rivendicazioni economiche e sociali si concentra sulla difesa del potere d'acquisto dei ceti meno abbienti, chiedendo riforme strutturali per contrastare l'inflazione derivante dai conflitti bellici e per porre un freno alla diffusione dei contratti precari e all'esecuzione dei provvedimenti di sfratto. I lavoratori chiedono inoltre garanzie a tutela delle libertà democratiche, contestando i tentativi istituzionali volti a limitare le manifestazioni di dissenso e l'esercizio del diritto di sciopero, opponendosi fermamente al continuo stanziamento di fondi pubblici per gli armamenti.

Tra gli obiettivi primari della piattaforma sindacale figurano il recupero del valore reale delle retribuzioni e degli assegni previdenziali, abbinato a una riforma che introduca un criterio di tassazione più equo e progressivo. Sul versante della geopolitica e della politica estera, i comitati organizzatori esprimono una ferma condanna nei confronti delle attuali strategie militari internazionali, schierandosi apertamente a sostegno delle popolazioni palestinesi e libanesi colpite dalle operazioni belliche.

La piattaforma chiede esplicitamente alle istituzioni di Roma la fine immediata di qualunque forma di cooperazione economica, politica o commerciale con le autorità israeliane. La nota dei sindacati censura inoltre duramente le recenti manovre navali compiute dai reparti di Tel Aviv al di fuori delle proprie acque territoriali, stigmatizzando le restrizioni imposte ai membri della flottiglia di solidarietà e accusando l'esecutivo italiano di mantenere un atteggiamento debole e poco credibile nello scacchiere diplomatico internazionale.

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