
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 1 Ottobre 2026
Draghi alla Karl Brunner Lecture: "I legislatori si assumano la responsabilità della crescita"
L'ex presidente della Bce ed ex premier analizza il rapporto tra stabilità monetaria, debito e sviluppo: "Un quadro fiscale da solo non basta quando la crescita è debole. Politica monetaria e indipendenza si rafforzano a vicenda".
Un richiamo diretto ai governi nazionali e alle istituzioni comunitarie affinché mettano lo sviluppo economico al centro dell'agenda politica dell'Unione.
Intervenendo alla decima edizione della Karl Brunner Distinguished Lecture al Politecnico federale di Zurigo, l'ex presidente della Bce ed ex premier italiano Mario Draghi ha tracciato la rotta per il futuro dell'architettura finanziaria ed europea.
"Perché la costituzione duri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada del rinnovamento", ha esordito Draghi.
L'ex governatore ha difeso l'impianto nato con la moneta unica, evidenziandone tuttavia la necessità di evoluzione: "Una generazione fa l’Europa si è data una costituzione monetaria che ha retto a ogni crisi da allora. Poggia su una banca centrale indipendente con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi e sulla disciplina di bilancio. Quel quadro resta quello giusto".
Secondo Draghi, la tenuta dei conti e la stabilità monetaria dipendono a stretto giro dalla capacità di generare ricchezza. "La condizione di Brunner vale ancora: una banca centrale può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono sotto controllo il debito. Ciò che è cambiato è come questa condizione può essere soddisfatta. Un quadro fiscale da solo non può soddisfarla quando la crescita è debole", ha spiegato, aggiungendo che "più l’integrazione va avanti, più saldamente la crescita può restare sopra i tassi di interesse, e meglio la banca centrale sarà isolata dalle pressioni politiche. Crescita e indipendenza si rafforzano allora a vicenda".
L'analisi dell'ex presidente della Bce si è poi spostata sul ruolo degli istituti centrali nelle fasi di turbolenza dei mercati. "Di fronte a shock inflazionistici, la politica monetaria non può farsi carico della crescita oggi, ma può fare in modo che il percorso dei tassi di politica monetaria non sia più alto di quanto richieda la stabilizzazione dell’inflazione a medio termine. Questo è coerente con il mettere al primo posto la stabilità dei prezzi", ha chiarito Draghi.
Nel suo intervento, Draghi ha infine richiamato l'attenzione sull'impatto reale delle scelte monetarie e sulla chiarezza delle comunicazioni istituzionali: "Le stime indicano che l’aumento dei tassi a breve termine attesi dalla fine dello scorso anno ridurrà la crescita tra 1,1 e 1,3 punti percentuali in totale nel 2026-2028. Queste stime precedono l’ulteriore rialzo dei tassi attesi da metà agosto. È importante, soprattutto in un momento in cui i fattori globali hanno un ruolo maggiore nello spingere al rialzo i rendimenti in Europa, assicurare che il percorso atteso dei tassi di politica monetaria rifletta le intenzioni della banca centrale, e non l’incertezza su come risponderà".
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