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  • Roma - Lunedì 21 Settembre 2026

Elena Bonelli, Roma ritrova la sua voce: Tor Bella Monaca in piedi per “Mamma Roma… Pasolini e gli altri”

Sold out all’Arena del Teatro Tor Bella Monaca per lo spettacolo scritto, diretto e interpretato dalla “Voce di Roma”. Due ore senza perdere il pubblico, tra Pasolini, Anna Magnani, canzoni e periferie. Ovazione per “Er Fattaccio”, concesso in bis. Sul palco la chitarra di Giandomenico Anellino e il pianoforte di Luca Perroni.

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di Maurizio Pizzuto

Alla fine Elena Bonelli deve tornare indietro. Il pubblico non si accontenta dei saluti, continua ad applaudire e chiede ancora una canzone. E allora arriva il bis di “Er Fattaccio”, uno di quei brani che a Roma non hanno bisogno di troppe presentazioni: bastano le prime note perché platea e palcoscenico sembrino diventare una cosa sola.

È probabilmente questa l'immagine che meglio racconta il successo di “Mamma Roma… Pasolini e gli altri” all’Arena del Teatro Tor Bella Monaca: tutto esaurito, due ore di spettacolo e una protagonista capace di tenere il pubblico con sé dall'inizio alla fine.

Elena Bonelli non porta semplicemente Pasolini in scena. Lo usa come una porta attraverso la quale entrare nella Roma delle periferie, delle contraddizioni, della poesia nascosta nelle vite quotidiane. E accanto a lui inevitabilmente compare Anna Magnani, presenza che appartiene alla memoria della città prima ancora che alla storia del cinema.

Ma la forza dello spettacolo è proprio quella di non trasformare tutto questo in una cartolina della vecchia Roma.

Bonelli racconta, recita, canta. Cambia registro, passa dalla parola alla musica e poi torna alla parola. Per quasi due ore è lei a reggere il filo di un racconto che attraversa epoche e sentimenti diversi senza perdere il contatto con chi è seduto davanti.

E il pubblico la segue.

C'è la Bonelli interprete, quella che conosce il peso di una pausa e sa quando una parola deve essere quasi sussurrata. E c'è la cantante, con quella romanità nella voce che non ha bisogno di essere esibita perché arriva naturalmente.

Accanto a lei due presenze essenziali.

La chitarra di Giandomenico Anellino non è un semplice accompagnamento: entra nel racconto, dialoga con la voce, riempie i silenzi e cambia atmosfera nel giro di poche battute. Al pianoforte Luca Perroni costruisce l'altra parte della trama musicale, accompagnando Bonelli nei passaggi più intimi come in quelli più teatrali.

È un piccolo ensemble, ma sul palco il suono sembra molto più grande.

Nel repertorio trovano spazio grandi brani legati alla tradizione e all'immaginario romano, ma anche composizioni originali firmate da Alessandro Garrafa, Matteo Caretto e dalla stessa Elena Bonelli. Una scelta importante perché impedisce allo spettacolo di vivere soltanto di memoria: accanto alle canzoni che il pubblico riconosce ci sono parole e musiche nate per raccontare Pasolini con uno sguardo contemporaneo.

E poi c'è Tor Bella Monaca.

Forse “Mamma Roma… Pasolini e gli altri” non avrebbe potuto trovare scenario più significativo. Parlare di Pasolini e di periferie in un teatro immerso nella periferia romana produce qualcosa che va oltre la coincidenza geografica.

Qui quelle parole sembrano avere un peso diverso.

Perché Pasolini le periferie non le osservava da lontano. Le attraversava, ne cercava i volti, il linguaggio, le ferite e perfino la bellezza. Decenni dopo, alcune domande sono cambiate, altre sono rimaste sorprendentemente aperte.

Bonelli non cerca risposte sociologiche. Fa il suo mestiere: racconta.

E lo fa senza risparmiarsi. Due ore durante le quali canta e recita, occupando il palcoscenico con una presenza scenica che diventa progressivamente il vero motore dello spettacolo.

Poi arriva “Er Fattaccio”.

Gli applausi crescono, il pubblico insiste. Il brano viene richiesto ancora e Bonelli concede il bis. Non è più soltanto la conclusione prevista di uno spettacolo: diventa un momento collettivo, quasi una piccola dichiarazione d'amore tra un'artista e la sua città.

Quando si riaccendono le luci, resta un dato semplice: l'Arena è piena e il pubblico ha applaudito a lungo.

Ma il sold out racconta soltanto i numeri.

Per raccontare davvero la serata bisogna tornare a quell'ultimo bis: Elena Bonelli al centro, la chitarra di Anellino, il pianoforte di Perroni e davanti una platea che non vuole ancora andare via.

Perché certe sere Roma non ha bisogno di essere raccontata. Ha soltanto bisogno di ritrovare la propria voce.

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