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- Taranto - Mercoledì 19 Agosto 2026
Ex Ilva, appello dei sindacati a Mattarella e Meloni: "È una bomba sociale, si blocchino i licenziamenti"
I vertici provinciali e le Rsu chiedono un incontro al Colle e sollecitano un ammortizzatore sociale speciale in vista dei Giochi del Mediterraneo.
I sindacati di Taranto Fim, Fiom, Uilm e Usb, insieme alle Rsu di Acciaierie d’Italia in As, dell'appalto e di Ilva in As, hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere un incontro urgente sulla crisi dell'ex Ilva.
Come rappresentanti dei lavoratori “riteniamo fondamentale poter sottoporre direttamente alla Sua attenzione la situazione drammatica che Taranto vive ormai da anni, con migliaia di lavoratrici e lavoratori costretti a convivere con una condizione di incertezza che oggi rischia concretamente di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti. Per questo Le chiediamo, con rispetto e fiducia, la possibilità di essere ricevuti e ascoltati, affinché la voce dei lavoratori possa trovare spazio nelle istituzioni ai massimi livelli”, affermano le sigle nel loro messaggio.
La lettera mette in luce la concomitanza tra le criticità dello stabilimento e l'avvio della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, in programma a Taranto dal 21 agosto 2026. A 14 anni dal sequestro dell'area a caldo disposto dalla magistratura nel luglio 2012, i sindacati denunciano come i decreti d'urgenza succedutisi nel tempo non abbiano modificato il ciclo produttivo a carbone né offerto alternative alla monocultura dell'acciaio.
“Abbiamo assistito - sottolineano le organizzazioni - a continui annunci e slogan, molti dei quali vuoti nei contenuti, ed oggi i lavoratori e la città pagano un prezzo altissimo che rischia seriamente di far esplodere una bomba sociale senza precedenti in termini occupazionali e ambientali.
I lavoratori in questi anni hanno lanciato in più occasioni un grido d’allarme e abbiamo scioperato anche per impedire ad una multinazionale, aggiudicataria nel primo bando di vendita internazionale, di operare con l’obiettivo di depredare un sito d’interesse strategico per il nostro Paese. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza di salvaguardare non l’esistente, con l’attuale ciclo produttivo a carbone, ma bensì con l’obiettivo di avviare il processo di decarbonizzazione attraverso le migliori tecnologie disponibili.
Siamo rimasti inascoltati e in città così come tra i lavoratori si è sempre più acuito un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni incapaci di trovare le giuste soluzioni secondo quanto la Costituzione italiana dovrebbe garantire ai propri cittadini.
Nella sentenza n. 85 del 2013 della Corte costituzionale furono dichiarate infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sugli articoli 1 e 3 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n.207, e il gestore, ma soprattutto i governi che si sono succeduti, avrebbero dovuto garantire un reale bilanciamento tra il diritto alla salute insieme alla tutela dei livelli occupazionali nell’impianto Ilva di Taranto ritenuto sito d’interesse strategico.
Oggi, siamo giunti ad un punto di non ritorno ed il decreto della Corte di appello di Milano porta ad una conclusione inevitabile: chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni a decorrere dal 27 luglio 2026, data in cui la decisione è stata notificata alla gestione commissariale”.
I sindacati precisano di non contestare i provvedimenti giudiziari, bensì l'assenza di soluzioni da parte della politica, e sollecitano un piano pubblico per tutelare oltre 20.000 lavoratori complessivi.
“Riteniamo doveroso - proseguono - precisare, così come ribadito in occasione dell’ultimo sciopero del 3 agosto 2026 indetto da Fim, Fiom, Uilm ed Usb, che le nostre rivendicazioni non hanno mai messo in discussione le decisioni della magistratura ma bensì hanno evidenziato che tale situazione si è determinata a seguito di un vuoto della politica nel ricercare soluzioni che impedissero questa grave crisi che attraversa il nostro territorio.
È del tutto evidente che ci troviamo in una situazione straordinaria per la cui soluzione devono ricercarsi risposte altrettanto straordinarie attraverso misure idonee che garantiscano i lavoratori e assicurino il futuro della città di Taranto e il tessuto produttivo del Mezzogiorno. Per tali ragioni, abbiamo avanzato una piattaforma rivendicativa, discussa nelle assemblee con i lavoratori, che tenga insieme gli aspetti ambientali, occupazionali e produttivi attraverso un percorso che preveda un intervento pubblico a garanzia del processo di decarbonizzazione e delle bonifiche delle aree insieme a misure straordinarie per i lavoratori diretti, di Ilva in As e appalto che scongiurino licenziamenti collettivi per oltre 20.000 addetti.
Ci appelliamo a Lei, presidente, affinché un territorio diviso e martoriato possa riprendere il proprio cammino di comunità attraverso un forte interessamento delle istituzioni ad ogni livello al fine di garantire il diritto alla salute e al lavoro. Auspichiamo che questo nostro grido di allarme possa essere accolto positivamente e possa rappresentare l’occasione per un incontro con Lei, nella Sua veste di garante delle istituzioni e rappresentante dell’unità nazionale”.
“Riteniamo indispensabile - aggiungono le sigle - un Suo intervento, nei limiti delle prerogative costituzionali che ricopre e con l’autorevolezza della Sua funzione, per contribuire a sensibilizzare tutte le parti in campo, a partire dal governo e da tutte le istituzioni coinvolte, sulla necessità di affrontare con urgenza e responsabilità una vertenza che, ancora ad oggi, rimane irrisolta”.
Al resoconto si affianca la presa di posizione delle segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil, rivolta al Capo dello Stato e alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Chiediamo alle istituzioni, ai parlamentari ed a tutti coloro che hanno protagonismo nella vicenda ex Ilva “di avviare una discussione immediata in Parlamento, per varare una misura efficace come quella dell’art. 46 del dl 18/2020 (decreto Cura Italia) dedicata solo alle lavoratrici e ai lavoratori all’area ex Ilva certificata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia Spa in As, per il blocco dei licenziamenti per l’area dell’indotto e degli appalti dell’area dello stabilimento e contestualmente di varare uno strumento come ammortizzatore sociale speciale, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori nell’attesa che si avvii un percorso di riqualificazione professionale a loro dedicato”.
I confederali invitano a non coprire le vertenze con il clima dell'evento sportivo: “A pochi giorni dall’avvio della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, forieri anche di svolte che noi stessi auspichiamo, vorremmo che ci fosse un impegno fermo e deciso di tutte le rappresentanze istituzionali che arriveranno in città a non dimenticare l’ulteriore dramma che rischia di abbattersi su un territorio costretto a vivere, dopo l’emergenza epidemiologica, anche quella di natura occupazionale”.
“Va bene l’ondata di entusiasmo per i XX Giochi del Mediterraneo ma a Taranto c’è anche un’emergenza sociale che riguarda 8 mila lavoratori dipendenti di Acciaierie d’Italia in As, i 1.500 dipendenti di Ilva in As e oltre 2.500 lavoratrici e lavoratori dell’indotto e degli appalti, quest’ultimi ancora più vulnerabili ed esposti agli effetti della crisi industriale”, sostengono il segretario generale Cgil Taranto Giovanni D’Arcangelo, il segretario generale Cisl Taranto Brindisi Antonio Baldassarre e il coordinatore Uil Taranto Gennaro Oliva.
“Siamo certamente preoccupati per il futuro produttivo dell’ex Ilva – aggiungono – ma innanzitutto lo siamo del futuro di queste lavoratrici e di questi lavoratori e delle prospettive economiche di interi territori, che rischiano di impoverirsi, mentre l’opinione pubblica è distratta dalle performance sportive, dalle navi illuminati e dai teli ombreggianti ed anche di un altro pezzo di opinione pubblica è convinta che non sarà toccata da questo dramma sociale, accarezzando una miope illusione.
La preoccupazione dei sindacati confederali è, come ovvio, collegata al fatto che alcune associazioni datoriali hanno già dichiarato di essere pronte a spedire le procedure di licenziamento collettivo, all’indomani del decreto con cui la Corte d’appello di Milano ha disposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, entro fine ottobre”.
D'Arcangelo, Baldassarre e Oliva chiedono quindi interventi analoghi a quelli adottati per l'emergenza sanitaria: “Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci aspettiamo il necessario sostegno; dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci aspettiamo fatti, azioni concrete di sostegno, per mettere in sicurezza le lavoratrici e i lavoratori”. “E lo facciamo anche per quelli che pensano che un’emergenza del genere non tocchi la loro condizione – concludono – mentre noi siamo convinti del contrario. I XX Giochi del Mediterraneo rappresentino un nuovo inizio ma che non siano una parentesi temporale prima della condanna ad una fine drammatica”.
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