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  • Milano - Lunedì 5 Ottobre 2026

Ex Ilva, la Corte d'Appello di Milano conferma lo spegnimento degli altoforni entro il 28 ottobre

I giudici respingono la seconda istanza di sospensiva presentata dall'amministrazione straordinaria: prevale il diritto alla salute sul pregiudizio economico. Il sindaco di Taranto Bitetti: "Basta alibi, dal Governo servono scelte e investimenti".

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La Corte d'Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento emesso a luglio che dispone il blocco dell'area a caldo e lo spegnimento degli altoforni dello stabilimento ex Ilva di Taranto, da completare entro il prossimo 28 ottobre.

Il collegio giudicante della Sezione Imprese, presieduto da Giuseppe Ondei, ha respinto anche la seconda istanza di sospensiva avanzata dai legali di Ilva SpA e Acciaierie d'Italia SpA in amministrazione straordinaria, che chiedevano di congelare lo stop agli impianti in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, dinanzi alla quale è stato promosso ricorso straordinario con udienza fissata per il 20 ottobre.

Nelle dodici pagine dell'ordinanza redatta dai giudici milanesi viene ribadito che la mera calendarizzazione dell'udienza in Suprema Corte non altera il quadro sostanziale della vicenda né bilancia la prevalenza della tutela della salute pubblica rispetto ai paventati danni di natura economica.

Il pericolo connesso allo spegnimento degli impianti deve cedere il passo di fronte al preminente diritto alla salute, gravemente minacciato dalle emissioni inquinanti e dalla presenza di sostanze nocive, in piena aderenza con i principi costituzionali e le direttive comunitarie.

A favore del rigetto dell'istanza si era espresso anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna, mentre la difesa dei cittadini tarantini ha evidenziato come il funzionamento al minimo degli impianti escluda ogni pregiudizio irreparabile per la struttura.

Soddisfazione è stata espressa dall'avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini tarantini promotori della causa civile: "La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso", ha commentato a margine del pronunciamento.

Sul versante politico e istituzionale, la decisione dei magistrati milanesi ha sollevato la ferma reazione del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che ha rivolto un appello immediato all'esecutivo nazionale: "Basta alibi, il governo dia risposte. Siamo di fronte all'ennesima sentenza che, come tutte le altre, rispettiamo. Ma l'esigenza che questo rispetto venga riconosciuto alla città diviene contestualmente sempre più urgente. Gli alibi per chi deve assumersi delle responsabilità vengono periodicamente meno e l'attesa verso i verdetti della magistratura comincia a non essere più sufficiente per rinviare le decisioni.

La tutela della salute è ormai scolpita a caratteri nitidi nelle coscienze di tutti. Ora tocca al governo dire cosa intenda fare di Taranto, quali scelte di politica industriale vuole mettere in atto. Se stiamo assistendo all'epilogo della siderurgia in riva allo Ionio, da Roma ci attendiamo investimenti che sappiano valorizzare le alternative economiche. Ci aspettiamo che la città rivesta un ruolo centrale nel tavolo interministeriale che abbiamo chiesto e che, oggi, ci sembra improcrastinabile. Dovremmo tenerlo proprio a Taranto, affinché sia chiaro che le decisioni si prendono qui. Non serve rimandare ancora, serve decidere".

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