
- Prima Notizia 24
- Trento - Venerdì 2 Ottobre 2026
Festival dello Sport, l'affondo di Fabio Capello: "Manca la rabbia per recuperare palla. Difendiamo male e c'è poco coraggio sui giovani"
Al Festival di Trento l'ex tecnico di Milan e Roma ripercorre la carriera e analizza il momento del calcio italiano: "Nessun rimpianto per non aver guidato gli Azzurri, ma vorrei ritrovare l'orgoglio di un tempo".
Un'analisi lucida e priva di sconti sullo stato di salute del calcio italiano e sull'atteggiamento della selezione azzurra.
Nel corso di un incontro al Festival dello Sport di Trento insieme a Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta dello Sport, Fabio Capello ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera da calciatore e allenatore, soffermandosi sulle criticità tattiche e culturali che attraversano il movimento nazionale.
"Non sappiamo più difendere. Si cura poco la fase difensiva", ha esordito l'ex tecnico, individuando nell'atteggiamento aggressivo il vero limite dell'attuale rappresentativa italiana: "Non ho ancora visto in questa Nazionale la rabbia di recuperare palla. Amo la Nazionale in maniera pazzesca; anche a casa mi alzo in piedi per l'inno ma non rimpiango di non averla allenata".
La riflessione di Capello si è poi allargata alla gestione dei vivaisti e alle impostazioni di gioco prevalenti nei settori giovanili e nelle prime squadre: "Gli allenatori hanno poco coraggio nel fare giocare i giovani, che andrebbero testati per valutarli. I ragazzi devono poter fare vedere le loro qualità e invece si danno maggiori possibilità agli stranieri.
Sul piano del gioco si punta sul possesso di palla e si scoraggiano i giocatori dall'osare, dal verticalizzare. Vorrei vedere il calcio italiano tornare quello che era e che ci rendeva orgogliosi. Oggi non ho tanta fiducia, non c'è l'umiltà di capire dove andare tutti assieme".
A margine dell'evento, l'allenatore friulano ha voluto rivolgere un ultimo appello al ruolo educativo delle famiglie nell'ambito della formazione sportiva di base: "Questo lo devo proprio dire: lasciate che i giovani si divertano giocando a calcio. Ho allenato i settori giovanili per cinque anni. A inizio anno calcistico riunivo i genitori e dicevo: non voglio sentirvi urlare contro arbitro, avversari o altri. Se succede, vostro figlio non gioca".
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