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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Flotilla: atterrati a Fiumicino gli attivisti della carovana di terra

I membri della delegazione italiana della carovana umanitaria per Gaza, espulsi dalla Libia, sono rientrati a Roma dopo un viaggio forzato. Il gruppo, composto da 300 volontari, ha subito un intervento delle forze libiche mentre cercava di ottenere il rilascio di due attivisti italiani, Domenico Centrione e Leonarda Alberizia, trattenuti a Bengasi. Nonostante le difficoltà, la Farnesina sta seguendo il caso, mentre i volontari denunciano l'ostilità delle autorità libiche e ribadiscono l'obiettivo umanitario della missione.

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I primi componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria di terra promossa dalla Global Sumud Flotilla per Gaza hanno fatto rientro sul territorio nazionale, dopo essere stati espulsi dalle autorità della Libia.

Il gruppo di volontari è atterrato nella mattinata, poco dopo le ore 9:30, presso lo scalo aeroportuale di Roma Fiumicino, completando un viaggio di rimpatrio forzato che ha fatto scalo a Istanbul.

Stando alle ricostruzioni, il convoglio internazionale era stato oggetto di un duro intervento da parte delle forze militari libiche nel pomeriggio di lunedì, mentre si trovava accampato nei pressi di Sirte. Gli attivisti erano in sosta logistica nel tentativo di ottenere il rilascio di dieci loro colleghi, tra i quali figurano due cittadini italiani: il pugliese Domenico Centrione e la piemontese Leonarda Alberizia. Entrambi erano stati bloccati nella giornata di domenica con l'addebito di ingresso illegale mentre cercavano di condurre le trattative per consentire l'avanzamento dei mezzi, per poi essere trasferiti a Bengasi dai miliziani legati al generale Khalifa Haftar.

Le testimonianze raccolte subito dopo lo sbarco a Fiumicino restituiscono il clima di forte tensione e incertezza vissuto sul campo. "Siamo preoccupati per i nostri compagni che non sentiamo da 4 giorni perché quella che è avvenuta è stata una vera cattura", ha dichiarato Sara Suriano, attivista originaria di Andria, ripercorrendo i momenti del blocco del drappello di testa. "I nostri compagni – ha proseguito l'attivista – facevano parte di una piccola delegazione in testa al corteo, autorizzata a passare il confine. Ma da poco dopo non abbiamo più avuto contatti con loro. Noi siamo un convoglio internazionale di 300 persone in rappresentanza di 25 paesi, siamo coperti dalla convenzione di Ginevra e quello che noi chiedevamo era solamente un passaggio sicuro".

Le modalità dello sgombero dell'accampamento sono state descritte come repentine e muscolari dai responsabili della spedizione. "Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattato", ha puntualizzato il coordinatore nazionale Marco Contadini.

Altri componenti del gruppo, come Massimo Marchini di Pordenone, hanno confidato il progressivo smarrimento provato col passare delle ore: "Quando ho cominciato a realizzare che era passato troppo tempo, circa 3 ore, e i compagni non tornavano, abbiamo cominciato a temere per loro ed è iniziato un senso di smarrimento".

Una ritirata che Martina Cannatà di Bologna definisce inevitabile: "C'è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo fatto resistenza passiva, però alla fine abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro per noi".

Sul fronte diplomatico e legale, i tempi per la risoluzione del fermo dei due italiani non si preannunciano immediati. "Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due attivisti italiani trattenuti dalle autorità libiche assieme ad altre sette persone presumibilmente a Bengasi, non rientreranno subito in Italia. Almeno non prima dei primi tre giorni", ha chiarito Maria Elena Delia, portavoce di Flotilla Italia.

Il ritardo nelle pratiche burocratiche è causato dalla quasi totale paralisi dei procedimenti amministrativi legata alle celebrazioni per l'Eid al Adha, destinate a protrarsi fino al 29 maggio. "La Farnesina – ha evidenziato Delia – sta seguendo il caso costantemente e da giorni il console ha chiesto di vedere Centrone e Alberizia, senza ottenere al momento risposte concrete. Alcune voci ci dicono che stanno bene, non sappiamo se sono trattenuti in un ufficio, un hotel o un centro di detenzione e, a quanto ci dicono, dovrebbe essere solo una questione di tempo affinché vengano espulsi, visto che per loro l'ipotesi di accusa sarebbe di ingresso illegale nel Paese".

I vertici della struttura italiana non hanno nascosto la profonda amarezza per l'ostilità manifestata dall'apparato di sicurezza libico, soprattutto alla luce dei canali comunicativi che erano stati preventivamente attivati. "Era stato fatto un lavoro di dialogo, di diplomazia con i libici. Per questo ci aspettavamo che, collaborando anche con la Mezzaluna Rossa, avremmo avuto la licenza di passare, perché noi chiedevamo semplicemente un attraversamento della linea", ha rammentato la portavoce durante l'accoglienza dei sei connazionali rimpatriati a Fiumicino.

L'obiettivo della spedizione era esclusivamente di natura solidaristica, volto a portare soccorso materiale alla popolazione civile della Striscia. "Peraltro – ha concluso Delia – quando si tratta di carichi umanitari, il passaggio dovrebbe essere garantito. Questo convoglio portava ambulanze, case mobili, caravan e aiuti umanitari che, ricordo, a Gaza continuano a non entrare. Per cui noi ci aspettavamo quest'anno più disponibilità rispetto al passato. Non ci aspettavamo certamente un trattamento come quello raccontato dai nostri compagni rientrati oggi né, tantomeno, che altri due nostri connazionali fossero sostanzialmente trattenuti e noi, a nostra volta, tenuti all'oscuro di tutto. La mia opinione personale, e mi prendo la responsabilità di quello che dico, è che ci siano state delle pressioni che siano arrivate dall'Egitto e che all'Egitto siano arrivate a loro volta da Israele".

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