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  • Roma - Mercoledì 27 Maggio 2026

Fmi: confermata crescita reale per l'Italia al +0,5%. Allarme debito nell'Article IV: "Resta vulnerabile agli shock"

Gli economisti di Washington stimano una progressione moderata del Pil fino al 2027, frenata dalle tensioni internazionali e dal calo della produttività derivante dall'invecchiamento demografico. Promossa la resilienza delle banche e l'efficacia delle riforme tributarie, ma il Fondo invoca lo stop al taglio lineare delle accise, la revisione del catasto e la cancellazione della flat tax per gli autonomi.

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Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha tracciato le linee guida dello stato di salute dei conti pubblici italiani all'interno del periodico report di monitoraggio macroeconomico. “Si prevede che l'economia italiana conti a crescere a un ritmo moderato, appesantita da fattori esterni contrari e sfide strutturali. Il Pil reale è aumentato dello 0,5 percento nel 2025”, si legge nel documento. 

Le proiezioni elaborate dagli esperti d'oltreatlantico indicano come lo slancio del Prodotto Interno Lordo sia destinato ad attestarsi sul medesimo valore del mezzo punto percentuale anche per l'anno in corso e per l'intero 2027, risentendo in modo diretto dei contraccolpi generati dai fronti di guerra aperti a livello internazionale.

Sul piano dei saldi strutturali, il documento evidenzia i progressi compiuti sul fronte del disavanzo, pur mantenendo accesi i riflettori sulla mole complessiva delle passività statali. “Il consolidamento fiscale - viene sottolineato - ha continuato a progredire, "ma il debito pubblico rimane troppo elevato". La quota del deficit si è contratta toccando il 3,1% del Pil al termine del 2025, ma la traiettoria dello stock aggregato ha manifestato un andamento speculare e preoccupante. “Nonostante questi risultati, il debito pubblico è aumentato a circa il 137% del Pil alla fine del 2025, e la dinamica del debito resta vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia”.

Nel medio termine, il Fondo prevede che il rapido invecchiamento della popolazione e la persistente debolezza della crescita della produttività continueranno a limitare la crescita potenziale intorno allo 0,6%, anche a causa del tasso di partecipazione alla forza lavoro inferiore rispetto ai paesi comparabili, in particolare tra donne e giovani. “L'incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata e i rischi al ribasso per la crescita si stanno accumulando”, scrivono gli economisti di Washington.

Dalle ultime proiezioni, l'aumento dei prezzi globali dell'energia ha contribuito a indebolire la fiducia dei consumatori, aumentando la probabilità di una crescita inferiore alle previsioni. Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe esercitare un'ulteriore pressione al rialzo sui prezzi, inasprire le condizioni finanziarie e indebolire ulteriormente la fiducia e l'attività economica. Un'intensificazione delle tensioni commerciali o una brusca correzione del mercato legata all'intelligenza artificiale potrebbero ulteriormente inasprire le condizioni finanziarie e pesare sulla crescita.

A livello nazionale, un consolidamento fiscale più lento del previsto o ulteriori ritardi negli investimenti pubblici e nell'attuazione delle riforme peserebbero sul sentiment di mercato, creando il rischio di un circolo vizioso negativo per l'attività economica. “D'altro canto, - rilevano ancora gli economisti di Washington - i più rapidi aumenti di produttività derivanti da riforme, digitalizzazione e adozione dell'intelligenza artificiale potrebbero fornire un gradito impulso alla crescita”.

La recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina, attuata per attutire l'impatto dello shock, dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili, e a tal proposito l'istituto internazionale afferma che “le misure per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l'incentivo a ridurre i consumi energetici”.

Il Fondo evidenzia poi che “qualsiasi nuova spesa, compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale”. In Italia “migliorare l'efficienza della spesa aiuterebbe a limitare l'effetto del consolidamento fiscale sulla crescita”, rimarca il Fondo Monetario Internazionale sottolineando in particolare che “qualsiasi nuova spesa, comprese quelle per la difesa, dovrebbe essere pienamente compensata per tutelare la sostenibilità di bilancio”.

Gli economisti del Fondo, al termine della missione in Italia, precisano nell'Article IV che “l'elevato livello di debito dell'Italia e le pressioni legate alla spesa per l'invecchiamento limitano le opzioni per spese che stimolino la crescita. La riduzione dei regimi di pensionamento anticipato è positiva e aumenterà gradualmente l'offerta di lavoro, sosterrà la crescita e ridurrà le pressioni sul sistema pensionistico. Inoltre, rafforzare l'efficienza della spesa, anche attraverso la digitalizzazione e una revisione completa della spesa per migliorare il targeting, contribuirebbe alla riduzione del debito senza compromettere la crescita”.

Relativamente ai proventi fiscali, “la riforma fiscale in corso si è dimostrata efficace nel migliorare la conformità fiscale e la prosecuzione di questi sforzi, anche attraverso un uso intensificato degli strumenti digitali, sarà essenziale per una mobilitazione delle entrate duratura”, riferisce il Fondo nell'Article IV dedicato all'Italia precisando che “il sistema fiscale è complesso e un'ulteriore razionalizzazione delle agevolazioni fiscali sarebbe determinante per migliorarne la trasparenza e l'efficienza”. 

“L'eliminazione della flat tax sui redditi da lavoro autonomo e l'aggiornamento dei valori immobiliari nel catasto - sottolineano ancora gli economisti del Fondo - amplierebbero la base imponibile, migliorerebbero l'equità e sosterrebbero gli sforzi di consolidamento. Infine, un ulteriore miglioramento della trasparenza di bilancio e del monitoraggio relativo al percorso di spesa netta previsto dal Piano fiscale e strutturale a medio termine rafforzerebbe la credibilità fiscale”.

Giudizio ampiamente positivo viene espresso infine per la stabilità finanziaria complessiva. Il sistema finanziario italiano “rimane resiliente, supportato da profitti record e da forti riserves di capitale e liquidità”. È quanto scrive il Fondo Monetario Internazionale nell'Article IV precisando che “la salute del sistema bancario è supportata da profitti record, buona qualità del credito, capitale solido e ampia liquidità. Inoltre, gli stress test indicano che il sistema bancario può resistere a gravi shock avversi”.

Secondo gli economisti del Fondo, “le autorità italiane hanno compiuto progressi significativi per rafforzare la solidità del settore finanziario. Guardando al futuro, i rischi emergenti e le vulnerabilità residue richiedono una ricalibrazione delle priorità verso una maggiore agilità nella vigilanza e un uso più ampio e proattivo degli strumenti macroprudenziali”.

Più in generale, di fronte alla prospettiva di possibili turbolenze future, “è urgente ripristinare la crescita della produttività attraverso riforme a livello nazionale e dell'Ue per rilanciare la crescita e sostenere il consolidamento fiscale”. A tal scopo, sostiene il Fmi, “allentare le barriere regolatorie e migliorare la prevedibilità delle politiche contribuirebbe a rafforzare l'ambiente imprenditoriale. I miglioramenti nel sistema giudiziario dovrebbero continuare, comprese le procedure fallimentari, per facilitare la riallocazione del capitale. Approfondire e integrare meglio i mercati dei capitali a livello nazionale ed europeo contribuirebbe a favorire l'innovazione”.

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