
- Prima Notizia 24
- Roma - Sabato 17 Ottobre 2026, 11:20
Geopolitica e nuove guerre, al Seminario Bellisario il confronto sull’autonomia strategica
Elisabetta Belloni e Fiammetta Salmoni analizzano la trasformazione dei conflitti: dati, intelligenza artificiale e capacità industriale diventano decisivi per la sicurezza e la libertà di scelta degli Stati.
di Luca Ferrante
La sicurezza di un Paese passa anche dalla capacità di proteggere i dati, assicurarsi le materie prime e mantenere competenze industriali sul proprio territorio. Le guerre continuano a combattersi sul campo, ma il confronto tra potenze attraversa ormai l’economia, le reti digitali e l’informazione. È su questo scenario che si è concentrata la riflessione del Seminario Internazionale «Donna Economia e Potere», promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario.
Ad aprire il confronto è stata l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, che ha descritto il cambiamento della natura stessa dei conflitti. «Nel nostro secolo il concetto di guerra ha subito una metamorfosi profonda», ha osservato, richiamando l’attenzione sulle forme di pressione che affiancano lo scontro militare: attacchi ibridi, condizionamento cognitivo e minacce digitali.
In questo quadro, l’informazione e l’intelligenza artificiale generativa acquistano un peso crescente, insieme al controllo delle infrastrutture tecnologiche e delle risorse. Anche le relazioni commerciali diventano terreno di competizione: sanzioni, restrizioni sulle forniture e limiti all’esportazione di tecnologie, come nel caso dei semiconduttori, possono incidere sulle possibilità di azione degli Stati.
Per l’Europa si apre quindi una questione di responsabilità: capire quali capacità sviluppare, come affrontare le proprie dipendenze e quale ruolo assumere nel rapporto tra Unione europea e Nato.
Sul versante italiano, Fiammetta Salmoni, direttrice generale dell’Agenzia Industrie Difesa, ha posto al centro del suo intervento il legame tra autonomia strategica e capacità produttiva pubblica. La possibilità di prendere decisioni, ha evidenziato, richiede strumenti, conoscenze e strutture industriali in grado di sostenerle.
Salmoni ha inoltre richiamato il rischio di uno scontro cognitivo che punta a occupare lo spazio dell’informazione e a condizionare la formazione del giudizio. Una pressione che si aggiunge alla concretezza della guerra convenzionale e rende più complesso il compito delle istituzioni.
«L’autonomia strategica ha bisogno di mezzi e competenze», ha sottolineato. Da qui il valore attribuito all’industria pubblica della difesa, considerata una componente della sicurezza nazionale e della capacità del Paese di scegliere il proprio indirizzo.
Conservare e rafforzare la produzione interna, nella prospettiva illustrata da Salmoni, significa ridurre le vulnerabilità esterne e affrontare la cooperazione con basi più solide. Il punto emerso dal confronto riguarda dunque la distanza tra ambizioni e strumenti: per esercitare un’autonomia effettiva servono investimenti, competenze e una capacità industriale che dia continuità alle scelte politiche.
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