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- Campobasso - Martedì 26 Maggio 2026
Giallo di Pietracatella (Cb): interrogata la zia 92enne sui pasti di Natale. La Procura rinvia l'autopsia e dispone nuovi accertamenti sulla ricina
Gli inquirenti di Campobasso estendono le indagini a tutti i banchetti della vigilia per scoprire l'origine del veleno che ha ucciso madre e figlia. Al vaglio anche i dispositivi elettronici della famiglia molisana, mentre slitta a fine giugno il deposito della relazione autoptica: si scava sui dettagli tossicologici per valutare l'operato dei medici indagati.
Restano ancora avvolti nel mistero i dettagli cruciali sulla drammatica scomparsa di Antonella Di Ielsi e della giovane figlia Sara Di Vita, stroncate da una letale contaminazione da sostanze tossiche nel piccolo centro di Pietracatella.
I magistrati della Procura della Repubblica di Campobasso stanno portando avanti una fitta serie di audizioni nel tentativo di ricostruire con esattezza la catena degli eventi e individuare il veicolo utilizzato per somministrare la dose letale di ricina. Parallelamente agli accertamenti di natura informatica avviati sui telefoni e sui computer in uso ai componenti del nucleo familiare molisano, l'attività investigativa sul campo ha visto sfilare davanti agli inquirenti numerosi parenti e conoscenti.
Tra le testimonianze raccolte nelle ultime ore figura anche quella dell'anziana zia novantaduenne del capofamiglia Gianni Di Vita, unico superstite del nucleo originario. La donna è stata interpellata in merito alla preparazione del dolce servito durante la cena della vigilia di Natale, un banchetto al quale avevano preso parte circa dieci commensali, nessuno dei quali ha però manifestato sintomi di malessere o intossicazione nei giorni successivi.
I consulenti tecnici e gli investigatori dell'Arma hanno così deciso di allargare lo spettro temporale delle verifiche, analizzando minuziosamente non solo la cena del 23 dicembre, ma anche le pietanze consumate nei diversi pasti della giornata successiva. La serata del 23 dicembre rimane comunque l'intervallo temporale maggiormente attenzionato dal pool inquirente, poiché rappresenta l'unico momento in cui il cibo è stato consumato esclusivamente dalle due vittime e dallo stesso Gianni Di Vita, rimasto a sua volta gravemente intossicato ma scampato alla morte.
Le risposte della scienza forense sembrano tuttavia richiedere tempi più lunghi del previsto; il deposito ufficiale della relazione autoptica, inizialmente calendarizzato per i giorni scorsi, è stato formalmente posticipato agli ultimi giorni di giugno. La magistratura inquirente ha ritenuto indispensabile ordinare una serie di esami tossicologici irripetibili supplementari, mirati a isolare le specifiche proprietà biologiche e il livello esatto di tossicità della ricina isolata nei tessuti delle due donne, cercando di stabilire con precisione matematica l'incidenza diretta della sostanza nell'arresto cardiocircolatorio.
La nuova tranche di accertamenti scientifici e biologici assume un rilievo determinante anche per il prosieguo del filone d'inchiesta parallelo, incentrato sulla sussistenza di eventuali profili di colpa medica. Nel registro degli indagati per l'ipotesi di reato di omicidio colposo risultano infatti iscritti cinque professionisti sanitari in forza alla struttura ospedaliera del capoluogo molisano, l'équipe medica che prestò le prime cure alle due pazienti prima di disporne le dimissioni dal pronto soccorso.
I quesiti formulati dai pubblici ministeri puntano a fare assoluta chiarezza sulla condotta del personale di turno, per appurare con certezza se i sintomi legati all'avvelenamento da ricina fossero chiaramente diagnosticabili e leggibili dai medici fin dal primo accesso in reparto e se i successivi protocolli di stabilizzazione e monitoraggio terapeutico applicati in corsia siano stati eseguiti in piena conformità con le linee guida della medicina d'urgenza.
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