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- Roma - Lunedì 28 Settembre 2026
Giornalismo, report Inps: cresce la presenza femminile ma resta il divario retributivo. Per le over 56 il gap arriva al 16%
Lo studio curato da Monica Paiella per GiULiA giornaliste, presentato esposto al Senato, mostra la disparità nei redditi e nelle carriere. Tra i dirigenti ad alto reddito le donne sono solo una su tre: pesano part-time, maternità e squilibri territoriali.
Aumenta la presenza delle donne nelle redazioni italiane, ma la parità salariale e l'accesso alle posizioni di vertice rimangono un traguardo ancora lontano.
È quanto emerge dal report elaborato dall'INPS a cura di Monica Paiella per l'associazione GiULiA giornaliste e illustrato presso la sede del Senato, che offre uno spaccato aggiornato sulle disparità di genere nel mercato del lavoro e nel comparto dell'informazione.
Sul piano occupazionale generale, il dato del 2024 registra un tasso di impiego femminile fermo al 53,3%, contro il 71,1% registrato dalla componente maschile: uno scarto di quasi 18 punti percentuali, a fronte di una media europea in cui il divario si attesta attorno ai 10 punti.
Le differenze emergono in modo netto anche sul fronte dei redditi da lavoro: nel settore privato la retribuzione media annuale percepita dagli uomini è stata di circa 25.800 euro, contro i 18.300 euro delle lavoratrici, mentre nel settore pubblico il divario appare più contenuto ma rimane vicino al 16%.
Spostando l'analisi sul settore dell'informazione, l'incremento numerico delle professioniste non garantisce ancora un riequilibrio economico lungo l'arco della vita lavorativa.
Nel 2024 le giornaliste hanno rappresentato il 43% dei lavoratori dipendenti della categoria, segnando un incremento di un punto percentuale rispetto al periodo 2022-2023. Tra le under 30 si registra una presenza femminile superiore a quella maschile, con retribuzioni medie d'esordio persino piú alte del 5,3%. Tuttavia, con il progredire dell'anzianità professionale la tendenza si inverte: nella fascia anagrafica compresa tra i 56 e i 60 anni la forbice retributiva a favore degli uomini raggiunge infatti il 16%.
Nonostante nel biennio 2022-2024 le retribuzioni delle giornaliste abbiano registrato un incremento medio del 7% (a fronte del 4% rilevato per i colleghi uomini), la crescita non è bastata a colmare gli svantaggi accumulati negli anni. Nello scaglione retributivo superiore ai 100mila euro annui, la quota di giornaliste si ferma a una su tre.
Tra i fattori strutturali che alimentano questa disparità figurano la maggiore incidenza del contratto a tempo parziale — con picchi rilevanti nelle regioni del Mezzogiorno, dove in Sicilia e Calabria coinvolge rispettivamente il 64% e il 63% delle lavoratrici —, l'impiego in ambiti editoriali con griglie salariali più basse e le difficoltà di avanzamento verso ruoli apicali. Un peso determinante continua ad essere esercitato dal carico dei compiti di cura e dalla cosiddetta child penalty, ovvero il rallentamento della carriera e delle dinamiche retributive che coincide con l'avvento della maternità.
A quindici anni dalla costituzione della rete GiULiA giornaliste, l'indagine conferma una maggiore penetrazione femminile nel settore a fronte di persistenti condizionamenti organizzativi e retributivi.
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