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- Milano - Venerdì 2 Ottobre 2026
Giovani e lavoro, indagine Intesa Sanpaolo sui Neet: "Fenomeno in calo, ma resta una sfida sociale"
Rapporto presentato a Milano: nel 2025 l'incidenza tra i 15 e i 29 anni scende al 13,3%. In Italia restano 1,2 milioni di inattivi, tra scoraggiati, laureati in attesa e donne impegnate nelle cure familiari.
Il fenomeno dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non inseriti in percorsi di formazione, registra una netta contrazione in Italia, pur continuando a rappresentare una delle maggiori criticità sul piano economico e sociale.
È il quadro tracciato dallo studio "La condizione Neet. Dati, cause e politiche di un fenomeno in calo", promosso da Intesa Sanpaolo e realizzato incrociando analisi qualitative con i dati Istat, Eurostat, Inapp e del Ministero del Lavoro, presentato presso il grattacielo del gruppo bancario a Milano.
I numeri indicano un progressivo miglioramento: l'incidenza della popolazione Neet tra i 15 e i 29 anni è scesa al 13,3% nel 2025, dimezzando la quota del 25,7% registrata nel 2015 e segnando un calo di due punti percentuali rispetto al 15,3% del 2024.
Nonostante il trend positivo, la quota di giovani inattivi in Italia coinvolge ancora 1,2 milioni di persone, traducendosi in un potenziale inespresso con forti ripercussioni su produttività e occupazione.
Dalla ricerca emerge come la galassia dei Neet presenti sei profili ben distinti: dai giovani con basso livello di istruzione e fragilità familiari, fino ai laureati con aspettative elevate alla ricerca di un impiego coerente, passando per chi ha abbandonato gli studi, i lavoratori precari o informali, gli scoraggiati e le donne fuori dal circuito lavorativo per carichi di cura.
Sul totale, il 35% risulta disoccupato, il 33,3% si dichiara disponibile a lavorare ma non cerca attivamente, mentre il restante 31,7% non cerca e non è disponibile a lavorare. In quest'ultimo gruppo prevalgono le componenti femminili e le madri, a dimostrazione di come il termine "inattivo" nasconda spesso mansioni domestiche o di assistenza familiare non riconosciute dalle statistiche.
All'incontro sono state illustrate le principali strategie nazionali ed europee per contrastare il divario tra domanda e offerta lavorativa. Tra queste figura il programma "ZeroNeet", sostenuto da Fondazione Cariplo con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo, che conta già 55 progetti attivi e 459 partner coinvolti per raggiungere 4.500 giovani entro il 2028.
Sul tema delle disparità geografiche è intervenuta Benedetta Angiari, coordinatrice del programma ZeroNeet: "non si può pensare di intervenire nella stessa maniera nei diversi territori, bisogna tenere conto di quelle che sono le condizioni di contesto. La Regione Lombardia, e il Nord Italia in generale, ha un tessuto di piccole e medie imprese di un certo tipo, il Sud Italia potrebbe fare leva su altri settori come quello del turismo e della ristorazione. In ogni caso, una cosa che vale trasversalmente al territorio è l’importanza di intercettarli e di dare fiducia, motivare questi ragazzi, aiutarli a prendere fiducia in se stessi, acquisire consapevolezza delle proprie competenze e fargli venire la voglia di mettersi in gioco".
Parallelamente sono stati mostrati i dati del progetto "Giovani e Lavoro", promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Generation Italy, che dal 2019 ha coinvolto circa 6.000 giovani e 2.500 aziende in quindici regioni, garantendo un tasso di occupazione dell'80% al termine dei corsi. "Contrastare il fenomeno delle persone NEET significa intervenire sulle competenze, ma anche aiutare i giovani a recuperare consapevolezza, fiducia nelle proprie capacità e una prospettiva per il futuro. Con il programma 'Giovani e Lavoro', Intesa Sanpaolo ha formato circa 6.000 giovani e l’80% ha raggiunto un’occupazione stabile. Per noi è fondamentale accompagnare e sostenere le nuove generazioni, offrendo loro strumenti e opportunità concrete per costruire il proprio percorso", ha sottolineato Andrea Forghieri, Executive Director di Intesa Sanpaolo per il Sociale.
Nel corso del dibattito è stata infine ribadita la necessità di affiancare alla formazione tecnica un supporto emotivo e relazionale, indispensabile per aiutare i ragazzi a superare lo scoraggiamento e a valorizzare le proprie abilità nei colloqui di selezione.
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