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  • Firenze - Venerdì 2 Ottobre 2026

Giuseppe Graviano al processo Baiardo: "Mio nonno fece una società con Berlusconi"

Il boss mafioso testimonia in videocollegamento a Firenze e parla di investimenti milionari risalenti alla fine degli anni Sessanta, carte private e incontri riservati con il Cavaliere durante la latitanza.

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Nuove dichiarazioni destinate a far discutere sono state rese dal boss Giuseppe Graviano, intervenuto come testimone in videocollegamento al processo Baiardo in corso a Firenze. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, il capomafia di Brancaccio ha ricostruito presunti rapporti finanziari e incontri diretti con Silvio Berlusconi, collocandoli tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Novanta.

"Mio nonno Filippo Quartararo fece una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone. Lui mise 4-5 miliardi di lire ma la somma complessiva dell'investimento era di 20 miliardi di lire dell'epoca", ha affermato Graviano in aula.

Stando alla sua versione, le informazioni su questa operazione gli furono rivelate dal nonno dopo la morte del padre, avvenuta nel 1982. Nel biennio successivo lo stesso Quartararo gli avrebbe presentato l'imprenditore milanese: "Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno e mio cugino Salvo. Ricordo una carta privata".

L'udienza è stata poi momentaneamente sospesa per un guasto tecnico all'impianto audio del collegamento, ma prima dell'interruzione il teste ha ribadito l'esistenza di quella scrittura privata, lasciando intendere ai magistrati che tra i nomi degli investitori figurasse anche quello di Berlusconi.

Nel proseguire il suo racconto, il capomafia ha fornito dettagli sulla presunta gestione delle quote e sui profitti concordati. "Il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti sarebbero state ritornate agli investitori", ha spiegato Graviano, precisando che la gestione dei ritorni economici per la propria famiglia era affidata al cugino Salvatore: "Io non ho mai ricevuto nulla da questi investimenti. Quando mio padre morì nel 1982, mio nonno Filippo Quartararo mi racconta di questo investimento e mi chiede se potevo seguire questa cosa con mio cugino Salvatore. Mio padre non era interessato a questo investimento".

L'interrogatorio condotto dal pm Gestri si è poi concentrato sulla sequenza dei presunti incontri avvenuti a Milano nel corso degli anni. Graviano ha ricordato un primo summit collocabile intorno al 1986: "Un altro incontro può essere stato nel 1986, ero latitante. Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali". Sollecitato dai magistrati sugli argomenti trattati in quelle occasioni, il boss ha risposto che "si parlava dei nomi delle persone da inserire nelle società in cui erano investiti i soldi".

Tra i luoghi indicati figura anche un residence con piscina nell'hinterland milanese, mostratogli in passato dagli inquirenti in un filmato. L'ultimo confronto citato risalirebbe al dicembre 1993, poco prima del suo arresto: "Nell'appartamento c'ero io con mio cugino e con Berlusconi, accompagnato da una persona ma non mi ricordo chi era. Era un incontro per sistemare tutto e per fissare una data del febbraio 1994 per formalizzare i nomi delle persone che dovevano entrare nelle società", ha concluso Graviano.

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