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  • Roma - Venerdì 9 Ottobre 2026

Gli Stati Uniti impongono sanzioni alla Corte Penale Internazionale, reazione dura degli alleati: "Decisione deplorevole"

Il segretario di Stato Rubio definisce l'organo "tribunale canaglia". Italia, Francia, Germania e altri cinque paesi firmano una nota congiunta contro Washington: "Incrollabile sostegno all'indipendenza della Cpi".

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Una mossa senza precedenti destinata ad aprire una spaccatura diplomatica tra Washington e la comunità internazionale. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l'imposizione di sanzioni economiche e operative nei confronti della Corte Penale Internazionale (Cpi).

La decisione giunge a poca distanza di tempo dal conferimento del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay, ex magistrata del tribunale dell'Aja ed ex Alta commissaria Onu per i diritti umani.

L'annuncio è stato accompagnato dalle rigide dichiarazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio: “Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliandone le sue risorse e paralizzandone la capacità operativa. Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internazionale di perseguire cittadini americani”.

La reazione dei paesi membri non si è fatta attendere. Attraverso una dichiarazione congiunta diffusa dal governo dei Paesi Bassi, i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Danimarca, Giappone e Paesi Bassi hanno espresso ferma riprovazione per la decisione dell'amministrazione statunitense. “Noi, Stati membri dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (Cpi), ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all'indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi. In qualità di convinti sostenitori della Cpi, esprimiamo il nostro rammarico e la nostra ferma opposizione all’annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte”, si legge nella nota ministeriale.

Il documento prosegue sottolineando la determinazione a difendere l'operato dell'istituzione giudiziaria: “Prendiamo atto con soddisfazione del lavoro svolto dalla Corte per prepararsi all’adozione di tali misure, affinché possa continuare ad adempiere al proprio mandato ai sensi dello Statuto di Roma, e ribadiamo il nostro incondizionato sostegno affinché la Corte possa farlo. Tuttavia, se venissero applicate, tali sanzioni avrebbero un impatto significativo sull’attività della Corte, sul suo personale e sulle loro famiglie. Lavorano ogni giorno per assicurare alla giustizia i responsabili dei più gravi crimini internazionali e per sostenere le loro vittime. Rimaniamo uniti nel nostro sostegno alla Corte penale internazionale e determinati a portare avanti un dialogo costruttivo e inclusivo con gli Stati non parte dello Statuto di Roma, in vista dell’Assemblea degli Stati membri che si terrà nel dicembre 2026. Continueremo a lavorare insieme per sostenere l’importante operato della Corte, difendere il sistema internazionale basato sulle regole e promuovere la responsabilità”.

La posizione italiana è stata ribadita da fonti della Farnesina, che hanno confermato il pieno allineamento di Roma con i partner internazionali nell'esprimere fiducia negli organi dell'Aja e contrarietà alle misure coercitive statunitensi.

Dura anche la presa di posizione dell'Esecutivo comunitario. “È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l'intenzione di imporre sanzioni. L'Ue collaborerà strettamente con la Cpi per garantire che continui a operare in modo efficace”, ha comunicato la Commissione Europea, evidenziando come l'Unione sia “pronta ad adottare tutte le misure necessarie per consentire alla Corte di svolgere il proprio lavoro, nonché per tutelare gli interessi degli operatori dell'Ue all'interno del mercato unico”. Bruxelles ha infine ricordato la presenza di una finestra temporale di sei mesi prima che le sanzioni diventino operative, auspicando l'apertura di un canale di confronto diplomatico.

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