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- Roma - Lunedì 28 Settembre 2026
Il Papa all'Europa: "State attenti all'illusione del riarmo". Macron riorganizza l'agenda e partecipa alla messa a Metz
A Scy-Chazelles Leone XIV richiama il Continente al dialogo, al multilateralismo e alla laicità collaborativa. Il presidente francese lo affianca nell'ultima tappa del viaggio apostolico.
Un duro monito contro la corsa agli armamenti e un accorato appello a ritrovare lo spirito dei padri fondatori dell'integrazione europea.
Nell'ultima giornata del suo viaggio apostolico in Francia, Papa Leone XIV ha rivolto un discorso di ampio respiro al Continente dalla cornice di Metz e di Scy-Chazelles, luogo simbolo della memoria europea legato alla figura di Robert Schuman.
“La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Bisogna guardarsi dall'illusione del riarmo”, ha ammonito il Pontefice, sottolineando come l'azione per la pace richieda uno sforzo attivo e creativo: “Favorire la pace è un'opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo 'sforzi creativi' per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l'emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova 'inutile strage', che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili”.
Affrontando il tema delle migrazioni e dell'identità europea, il Papa ha evidenziato come l'Europa si trovi dinanzi a un passaggio storico segnato dall'arrivo di persone in fuga da conflitti e povertà, sollecitando un modello d'accoglienza basato sull'integrazione e sul rispetto reciproco. Sostenendo che “non si può parlare dell'Europa senza menzionare il cristianesimo” e richiamando, accanto a Schuman e Alcide De Gasperi, la figura di San Benedetto patrono d'Europa, Leone XIV ha tracciato il solco di una laicità positiva: “Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l'eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all'origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell'inganno.
L'Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l'altro che ha saputo coltivare e preservare. La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell'autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto”.
L'evento “Alle radici dell'Europa per la Pace e l'Unità” ha registrato un cambio di programma istituzionale da parte dell'Eliseo. Il presidente francese Emmanuel Macron, che in un primo momento aveva escluso la presenza alle celebrazioni liturgiche del viaggio papale, ha modificato la propria agenda per partecipare, al fianco di Madame Brigitte Macron e di numerosi leader e rappresentanti europei — tra cui il Principe Alberto II di Monaco, il Granduca Guillaume del Lussemburgo e il primo ministro britannico —, alla messa officiata nella cattedrale Saint-Étienne di Metz e accompagnare poi il Santo Padre all'aeroporto per il congedo ufficiale.
Nel suo messaggio di saluto al centro Schuman, Macron ha ribadito la necessità di contrastare le spinte divisive nel Continente: “Qui batte il cuore millenario dell'Europa, un'Europa che protegge, unisce e agisce. Un'Europa sovrana e democratica, animata da questo progetto di pace e prosperità. Un'Europa che deve ritrovare il coraggio dei suoi fondatori, il coraggio di non cedere alla chiusura, all'odio verso l'altro, al ritorno dei nazionalismi che dividono”.
Il capo di Stato transalpino ha infine concluso rendendo omaggio alla visita del Pontefice: “Un'espressione ashkenazita della fine del XVIII secolo recita: 'felice come Dio in Francia'. Ebbene, d'ora in poi, in ricordo di questi quattro giorni diremo 'felice come Leone XIV in Francia': grazie di tutto”.
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