
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 13 Ottobre 2026
Inchiesta certificati Cpr, la Cassazione annulla la sospensione per tre dottoresse: caso rinviato al Tribunale di Bologna
Accolti i ricorsi della difesa contro le misure interdittive per dieci mesi. I legali: "I medici devono rimanere garanti della cura di ogni essere umano".
La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio ad un nuovo giudizio davanti al Tribunale del Riesame di Bologna, le misure cautelari interdittive disposte nei confronti di tre dottoresse coinvolte nell'inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta emissione di certificati medici volti a evitare il trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).
I giudici della Suprema Corte hanno così accolto i ricorsi presentati dai legali delle tre professioniste, gli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro, ribaltando il provvedimento che prevedeva la sospensione dall'esercizio della professione medica per la durata di dieci mesi.
L'indagine ravennate vede le tre dottoresse contestate per le ipotesi di reato di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. La decisione della Cassazione è stata accolta con favore dai difensori dei tre medici.
"L'annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall'inchiesta ravennate. Avevamo sottolineato nel ricorso per Cassazione come l'operato delle nostre assistite corrispondesse all'adempimento dei doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona sanciti dalla Costituzione e dalle fonti sovranazionali, oltre che dalla deontologia che presidia la professione medica", hanno dichiarato gli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro.
"La sproporzione delle misure cautelari applicate dà conto della necessità di una rilettura della vicenda improntata ai valori che innervano il nostro ordinamento costituzionale: come abbiamo sempre sostenuto, i medici devono rimanere prima di tutto garanti della salute e della cura di ogni individuo, non in quanto partecipe di una determinata comunità, ma quale essere umano", hanno concluso i legali.
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