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- Roma - Mercoledì 14 Ottobre 2026
Indice Globale della Fame 2026 di Cesvi: 645 milioni di persone affamate nel mondo, emergenza in Somalia
L'impatto congiunto di guerre, crisi climatica e tagli agli aiuti umanitari blocca i progressi globali. Carestia confermata a Gaza e in Sudan, mentre l'effetto di El Niño rischia di colpire altre 49 milioni di persone entro il 2027.
Nel 2025 ben 645 milioni di persone, un numero paragonabile all'intera popolazione del continente europeo, hanno sofferto la fame nel mondo. Di questi, 147,4 milioni vivono in 19 Paesi sconvolti da guerre e conflitti armati, mentre 87,5 milioni risiedono in 16 territori flagellati da eventi climatici estremi. La situazione rischia inoltre di aggravarsi, poiché le previsioni legate al fenomeno El Niño — atteso tra i più intensi mai registrati — potrebbero trascinare nella fame acuta ulteriori 49 milioni di persone entro la fine del 2027.
Il quadro emerge dall'Indice Globale della Fame 2026 (Global Hunger Index – GHI), curato per la versione italiana dalla Ong Cesvi e redatto da Welthungerhilfe, dall'Institute for International Law of Peace and Armed Conflict e da Helvetas.
Il bilancio più pesante ricade sull'infanzia: nel corso del 2025 la malnutrizione acuta ha colpito 35,5 milioni di bambini, sfiorando i 10 milioni nei casi di forma più severa.
Sempre nel 2025 è stata registrata per la prima volta la presenza simultanea della carestia in due distinti scenari di crisi, la Striscia di Gaza e il Sudan, mentre per il 2026 il medesimo rischio minaccia la Somalia, il Sud Sudan e nuovamente il Sudan.
Dopo quasi un ventennio di progressi costanti, il livello globale della fame ha subito un peggioramento rispetto ai valori del 2018 a causa del sovrapporsi di molteplici crisi: il punteggio medio mondiale si attesta a 18,1 (livello moderato), ma la situazione risulta particolarmente critica se analizzata a livello regionale e dei singoli Paesi.
I conflitti armati continuano a rappresentare il fattore determinante: nei contesti segnati da guerre croniche il punteggio mediano raggiunge 22,1, superando persino la media registrata nei Paesi in pace nell'anno 2000.
Il dato più drammatico riguarda la Somalia, che ottiene il punteggio peggiore del rapporto (47,0, livello allarmante), con oltre la metà della popolazione denutrita e un tasso di mortalità infantile che vede un bambino su dieci morire prima del compimento dei cinque anni.
Nel Paese africano convergono la siccità estrema, le offensive di Al-Shabaab, il rialzo dei prezzi legato alle tensioni in Medio Oriente e il ridimensionamento dei fondi internazionali, con la conseguente chiusura di oltre 500 centri sanitari e nutrizionali. Le stime per il 2026 indicano un aumento del 43% dei casi di fame acuta in Somalia, dove circa 1,92 milioni di bambini rischiano la malnutrizione acuta entro giugno 2027.
A fronte di questo scenario, il rapporto GHI 2026 sollecita le istituzioni internazionali a integrare la sicurezza alimentare all'interno delle strategie di sicurezza globale, finanziare sistemi agricoli resilienti, ripristinare i fondi umanitari, potenziare la diplomazia preventiva e perseguire nelle sedi giudiziarie chi adotta il razionamento del cibo come arma di guerra.
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