
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 5 Ottobre 2026
Istat, il Pil cresce dello 0,2% nel secondo trimestre ma sale la pressione fiscale: potere d'acquisto delle famiglie in calo dello 0,9%
I dati confermano la stima d'espansione economica su base annua (+1,0%), ma evidenziano un aumento della pressione al 43,5% e una contrazione della propensione al risparmio. Il Codacons allerta sulle ripercussioni delle tensioni in Medio Oriente.
L'Istat ha confermato le stime di crescita per l'economia italiana nel secondo trimestre del 2026, con un incremento del Prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,0% nei confronti dello stesso periodo del 2025. Un quadro d'espansione che porta la variazione acquisita per l'anno in corso allo 0,8%, ma che al contempo rivela accentuate ombre sulle condizioni finanziarie dei cittadini, strette tra il rincaro della pressione fiscale e il costante erosione della capacità di spesa.
I conti economici territoriali e delle amministrazioni pubbliche mostrano un indebitamento netto in lieve miglioramento, attestatosi al -2,0% del Pil a fronte del -2,1% registrato nel medesimo trimestre dello scorso anno, con un saldo primario positivo pari al 3,0%.
Sul fronte dei contribuenti, tuttavia, la pressione fiscale è salita al 43,5%, segnando un incremento di 0,5 punti percentuali su base tendenziale.
Parallelamente, nonostante una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici dello 0,4% su base congiunturale e del 2,5% su base annua, la spinta inflazionistica — attestata dall'aumento dell'1,4% del deflatore implicito dei consumi — ha determinato una contrazione del potere d'acquisto dello 0,9% su base trimestrale.
Per sostenere le spese e un livello di consumi cresciuto dell'1,7%, i nuclei familiari hanno dovuto attingere alle proprie riserve, facendo scivolare la propensione al risparmio al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti percentuali.
I dati hanno suscitato l'immediata reazione del Codacons, che ha letto nella perdita della capacità d'acquisto l'effetto diretto dei recenti shock internazionali: "I numeri attestano una sensibile perdita del potere d'acquisto delle famiglie che cala del -0,9% sul trimestre precedente e del -0,4% su anno, nonostante il reddito lordo disponibile sia cresciuto. Questo a causa dei pesanti rincari di prezzi e tariffe generati dal conflitto in Iran a partire dal mese di marzo, che come previsto hanno influito sulla capacità di spesa dei cittadini costringendo le famiglie ad intaccare i risparmi per sostenere i consumi: non a caso la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici diminuisce del -1,2% rispetto al trimestre precedente. Si tratta tuttavia di numeri che interessano solo il primo periodo della crisi: la guerra in atto sta portando a nuovi aumenti in tutti i settori, a partire da carburanti ed energia, con la conseguenza che i dati sulle condizioni economiche delle famiglie sono destinati inevitabilmente a peggiorare nel successivo trimestre".
Sul versante macroeconomico, la spinta al Pil è giunta dal contributo positivo della domanda nazionale, supportata dai consumi delle famiglie e dagli investimenti fissi lordi (+0,2%), nonché dalla variazione delle scorte (+0,1%), mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto negativo di pari entità a causa dell'incremento delle importazioni (+1,5%) a fronte delle esportazioni (+1,0%).
Dal lato della produzione e dell'offerta, il valore aggiunto ha registrato flessioni nell'agricoltura (-0,1%) e nell'industria (-0,6%), compensate dalla tenuta del comparto dei servizi (+0,4%).
Per quanto riguarda il sistema delle imprese non finanziarie, la quota di profitto si è attestata al 42,1%, in calo di 0,2 punti percentuali sul trimestre precedente, mentre il tasso d'investimento ha mostrato una ripresa segnando un +0,7% e salendo al 26,4%.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24













