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  • Roma - Venerdì 2 Ottobre 2026

L'estate 2026 è la più calda di sempre in Europa Occidentale, superato il record del 2023

I dati del servizio europeo Copernicus confermano una stagione eccezionale per durata e intensità: 21,7 gradi la temperatura media, 41 giorni di forte stress termico e fiumi ai minimi da trent'anni. Bruciata un'area doppia rispetto alla media.

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L'Europa Occidentale ha archiviato l'estate più calda mai registrata da quando esistono le rilevazioni meteorologiche, superando persino il primato storico stabilito nel 2003.

A confermarlo sono i dati pubblicati dal servizio europeo per il cambiamento climatico Copernicus, che ha rilevato una temperatura media stagionale di 21,7 gradi centigradi, ben 2,5 gradi al di sopra della media del trentennio 1991-2020.

Un'anomalia termica eccezionale che non si è limitata ai soli mesi di luglio e agosto, ma ha esteso la sua morsa da fine maggio fino a settembre inoltrato.

I rilevamenti evidenziano una persistenza e un'estensione geografica del calore senza precedenti: nel corso della stagione si sono contati 17 giorni in cui oltre il 60% del territorio dell'Europa occidentale ha superato la soglia dei 30 gradi, contro gli 11 giorni registrati nel 2003 e i 7 del 2025.

Sul fronte della salute pubblica, la media dell'area ha toccato il record di 41 giorni caratterizzati da "forte" stress termico — cinque in più rispetto a ventitré anni fa — di cui 13 condizionati da uno stress termico "molto forte", ovvero con temperature percepite pari o superiori ai 38 gradi centigradi.

Complessivamente, le condizioni di caldo estremo e di forte secchezza hanno interessato il 52% dell'intero continente europeo, posizionando l'estate 2026 al terzo posto tra le più calde di sempre a livello continentale e al primo assoluto per la fascia occidentale.

L'ondata di calore prolungata ha condizionato pesantemente anche l'idrologia e la gestione del territorio. Secondo Copernicus, i corsi d'acqua europei hanno registrato i flussi estivi più bassi degli ultimi trent'anni, mentre le temperature della superficie dei mari hanno toccato picchi storici.

Le condizioni di prolungata siccità hanno inoltre alimentato una stagione degli incendi boschivi eccezionalmente aggressiva: i dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi (Effis) indicano che al 2 settembre la superficie andata a fuoco nell'Unione Europea risultava quasi raddoppiata rispetto alla media del periodo 2006-2025, con devastazioni particolarmente estese in Spagna e Francia.

Le conseguenti emissioni da roghi hanno raggiunto livelli compresi tra i dieci valori più alti dal 2003 ad oggi, esponendo milioni di cittadini a elevate concentrazioni di inquinamento atmosferico.

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