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  • Roma - Mercoledì 30 Settembre 2026

Le truppe Usa lasciano definitivamente l'Iraq dopo 23 anni: ritirati gli ultimi 2.500 soldati

Si chiude l'operazione militare iniziata nel marzo 2003 con l'invasione contro il regime di Saddam Hussein. Rientrati i contingenti dalla base di Harir in esecuzione dell'accordo con Baghdad. Il bilancio per Washington conta circa 4.500 caduti.

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Dopo ventitré anni, sei mesi e dieci giorni si conclude formalmente una delle più complesse e prolungate campagne militari degli Stati Uniti del XXI secolo.

Con la partenza degli ultimi 2.500 militari americani dalla base di Harir, nei pressi di Erbil nel Kurdistan iracheno, Washington completa il totale disimpegno delle proprie forze dal Paese mediorientale, rispettando la scadenza fissata per oggi, in attuazione degli accordi bilaterali sottoscritti nel 2024 con il governo di Baghdad.

L'uscita di scena delle truppe statunitensi segue il ritiro del personale della Nato, avvenuto lo scorso 20 marzo, e suggella la linea diplomatica concordata tra le parti. "Non pensiamo di avere più bisogno dei militari laggiù", ha affermato il presidente americano Donald Trump a margine delle consultazioni tenutesi alla Casa Bianca con il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi.

Lo stesso premier di Baghdad aveva confermato la data del 30 settembre quale termine "fisso e definitivo" al termine del colloquio svoltosi ad agosto con il generale Brad Cooper, alla guida del comando centrale delle forze statunitensi nell'area.

L'intervento armato ha inizio il 20 marzo 2003 sotto l'amministrazione guidata da George W. Bush, sostenuta da una coalizione internazionale con la motivazione ufficiale di neutralizzare i presunti arsenali di armi di distruzione di massa del regime di Saddam Hussein e recidere i legami con la rete del terrorismo globale.

Tali armamenti non furono mai rinvenuti dalle successive ispezioni condotte sul campo dall'Iraq Survey Group.

La caduta del regime aprì una fase pluriennale di profonda instabilità, contrassegnata da conflitti settari e dall'ascesa dei gruppi jihadisti culminata con la minaccia dello Stato Islamico, che costrinse gli Stati Uniti a far rientrare le proprie forze nel 2014 dopo una prima dismissione completata nel 2011.

La chiusura delle operazioni lascia sul campo un bilancio umano per le forze armate americane pari a circa 4.500 soldati caduti nell'arco dell'intero ventennio.

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