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  • Roma - Domenica 11 Ottobre 2026

Leone XIV: «Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra»

All’Angelus l’appello alle parti in conflitto per garantire il trasporto dei cereali nel Mar Nero. Nella riflessione sul Vangelo, l’invito a perseverare nel bene anche quando viene frainteso o respinto.

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di Andrea Valenti

La guerra in Ucraina colpisce anche chi vive lontano dal fronte, nei Paesi dove l’arrivo dei cereali è essenziale per l’alimentazione di milioni di persone. A queste popolazioni Papa Leone XIV ha rivolto il suo pensiero al termine dell’Angelus di domenica 11 ottobre, chiedendo alle parti in conflitto di consentire il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero.
«Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra», ha affermato il Pontefice. Un richiamo alle conseguenze del conflitto che superano i confini ucraini e raggiungono soprattutto i Paesi più poveri, fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari.
L’appello riporta al centro le necessità delle popolazioni civili: il cibo, la possibilità di nutrire una famiglia, la tutela di chi subisce gli effetti di una guerra senza avere alcun potere sulle sue sorti. Garantire il passaggio dei cereali significa, in questa prospettiva, proteggere un bisogno essenziale della vita.
Prima della preghiera mariana, Leone XIV aveva affrontato un altro tema vicino all’esperienza quotidiana: la delusione di chi compie un gesto buono e incontra indifferenza, incomprensione o rifiuto. «Non sempre il bene che offriamo è compreso, riconosciuto, apprezzato», ha osservato, invitando a non lasciarsi scoraggiare.
La riflessione è partita dalla parabola evangelica del banchetto di nozze preparato da un re per suo figlio. Gli invitati rifiutano di partecipare, preferendo i propri affari; alcuni arrivano a usare violenza contro i messaggeri. Il re, tuttavia, non rinuncia alla festa: apre l’invito ad altre persone, facendo chiamare quanti si trovano lungo le strade.
Il Papa ha richiamato l’interpretazione di san Girolamo, che riconosce nel re il Padre celeste, nello sposo Gesù e nella sposa la Chiesa. Un’immagine che coinvolge ogni credente e porta il significato del racconto dentro le case, le comunità e i luoghi della vita di tutti i giorni.
È lì, ha spiegato il Pontefice, che la fede prende forma attraverso le opere buone e le relazioni. La gioia cristiana si manifesta nel lavoro, nei sorrisi, nelle lacrime condivise, nelle strette di mano e nei gesti di attenzione verso gli altri. Una gioia concreta, capace di avvicinare le persone e di alimentare la fiducia anche quando il bene offerto sembra non trovare risposta.

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