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  • Roma - Giovedì 28 Maggio 2026

Libia, caso Flotilla: il Console Generale visita i due italiani trattenuti a Bengasi

Mercoledì, il console generale d'Italia a Bengasi, Filippo Colombo, ha visitato i due attivisti della "Flotilla terrestre" detenuti nella caserma della polizia libica. Sebbene in buone condizioni di salute, ha richiesto miglioramenti igienici e logistici per i prigionieri, estendendo la richiesta anche agli altri membri del convoglio umanitario. Le autorità locali hanno accolto le istanze, ma non ci sono aggiornamenti sul loro eventuale rilascio, a causa dei rallentamenti burocratici dovuti alle festività islamiche.

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Nella serata di mercoledì, il console generale d'Italia a Bengasi, Filippo Colombo, si è recato presso la caserma della polizia della Libia orientale dove si trovano attualmente reclusi i due attivisti della mobilitazione internazionale denominata "Flotilla terrestre".

I dettagli dell'operazione e l'esito del colloquio ispettivo sono stati resi noti dai vertici del ministero degli Affari Esteri a Roma. Sulla base delle relazioni trasmesse dal diplomatico, i due connazionali si trovano in uno stato di salute complessivamente soddisfacente.

Nonostante il quadro clinico positivo, il rappresentante consolare ha formulato un'istanza formale ai responsabili del centro di detenzione al fine di ottenere un innalzamento degli standard igienici e logistici per il trattamento dei prigionieri.

Tale richiesta è stata estesa anche a tutela degli altri membri del convoglio umanitario appartenenti a diverse nazionalità, i quali si erano rivolti direttamente alla rappresentanza italiana per ricevere un supporto logistico e diplomatico in mancanza di altri canali attivi.

I vertici militari e di polizia della Cirenaica hanno accolto le richieste avanzate dall'ambasciata, autorizzando i fermati a usufruire dei servizi igienici per le docce, a ricevere indumenti puliti per il ricambio quotidiano e a beneficiare di locali più idonei per il pernottamento all'interno del complesso.

Per quanto concerne l'evoluzione del quadro giudiziario, gli uffici diplomatici non hanno ancora ricevuto comunicazioni ufficiali o atti formali in merito all'avvio delle pratiche per il loro allontanamento dal Paese. Le procedure burocratiche propedeutiche a un possibile decreto di espulsione stanno subendo forti rallentamenti a causa delle celebrazioni legate alla festività islamica, che in questo periodo vede la quasi totale sospensione delle attività degli uffici pubblici e dei tribunali sul territorio libico.

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