
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 26 Maggio 2026
Libia, Global Sumud Flotilla: gli attivisti italiani stanno bene, rientreranno oggi
Restano ignote le sorti dei due connazionali arrestati, pronti a essere processati per direttissima dalle autorità locali.
di Stefano Orlandi
La via del rientro in Italia si apre sotto scorta militare e in un clima di estrema prostrazione per i sette operatori umanitari della Global Sumud Flotilla, sopravvissuti a ore di puro terrore nel deserto nordafricano.
Dopo giorni di estenuanti negoziati per sbloccare la colonna di aiuti diretti a Gaza, le truppe fedeli al generale Haftar hanno concesso il nullaosta per il rimpatrio degli attivisti tramite vettori civili. I volontari si trovano adesso stipati su pullman scortati da blindati pesanti, in viaggio verso lo scalo di Misurata.
Dietro di loro resta però una pesante scia di violenza e un enorme punto interrogativo sul destino giudiziario di Domenico Centrone, trentatreenne originario di Molfetta, e Dina Alberizia, pensionata astigiana di 67 anni. Entrambi, catturati con l'accusa di aver violato i confini dello Stato, sono stati trasferiti d'urgenza in un centro costiero per subire un imminente processo per direttissima, propedeutico all'espulsione.
La svolta diplomatica che ha sbloccato i passaporti è arrivata come tragico epilogo di una spietata operazione di sgombero forzato dell'accampamento di Sirte.
I vertici della spedizione hanno lanciato l'allarme in tempo reale, denunciando la brutalità delle fazioni armate che controllano il quadrante occidentale: "Il convoglio di Terra è attualmente sotto attacco. A quanto riferito, veicoli non identificati stanno speronando le tende e le persone vengono picchiate e trascinate con la forza all'interno di auto e autobus. Uomini e donne vengono aggrediti violentemente e costretti ad abbandonare il sito. Sebbene non sia chiaro chi ci sia dietro gli attacchi, stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale".
Il sequestro di Centrone e Alberizia era scattato poche ore prima del raid, proprio mentre i due delegati stavano partecipando a un tavolo negoziale a un posto di blocco per sbloccare la gigantesca carovana umanitaria — forte di trenta mezzi, quindici ambulanze e dieci tir carichi di moduli abitativi — rimasta intrappolata per sette giorni sulla linea di faglia che separa il governo di Tripoli dalla Cirenaica di Haftar. È stato proprio il rifiuto del feldmaresciallo a innescare il cortocircuito operativo, trasformando la missione in un caso internazionale.
L'Unità di Crisi della Farnesina segue gli sviluppi minuto per minuto, nel tentativo di formalizzare le tutele legali per i due prigionieri in un contesto reso opaco dall'assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei comandi libici orientali.
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